In vetta alla regione Veneto: da Venezia a Punta Penia

La giornata di sabato 13 ottobre è stata la realizzazione di un sogno!
Sono emozionato. Per gli anni che sono serviti a progettarla, avvicinarmi, ed infine viverla!

È l´ultimo canto del progetto “In vetta alle province del Veneto”. Dopo le 5 province montuose salite tra il 2017 ed il 2018, stavolta il collegamento mira ad unire Venezia, punto più basso e capoluogo della regione Veneto, al punto altimetricamente più alto, Punta Penia sul massiccio della Marmolada.

La sveglia suona all´1, poi colazione abbondante e trasferimento a Venezia. Dal piazzale Roma la partenza alle 3:26, la temperatura è mite. Ad accompagnarmi le due persone più care: il fratello Giovanni, compagno di tutte le sei salite realizzate, e la fidanzata Beatrice, sostenitrice di tutte le mie e nostre attività.

Partenza da Venezia
Partenza da Venezia

Lungo i primi chilometri supero il ponte della Libertà e Mestre. A quest’ora sono presenti poche persone, alcune stanno terminando la serata, altre iniziano il lavoro. Pedalo ed osservo prima la laguna, poi la città, infine prendo la strada che mi accompagnerà a Treviso. Supero la città finché un rumore veloce mi fa fermare; sono costretto alla sostituzione del copertone posteriore e della camera d’aria. Riprendo la strada, supero Montebelluna ed entro nella valle del Piave con un forte vento contrario.
Imbocco la valle del Cordevole al sorgere del sole. Non sono brillantissimo, ma gli allenamenti compiuti mi sostengono con una buona base maturata, insieme agli energetici panino alla marmellata, datteri e fichi secchi. Lasciate le nuvole basse, davanti è una meraviglia, il cielo limpido e azzurro. Supero Agordo, Alleghe col suo bellissimo lago, Rocca Pietore.

Salita a Rocca Pietore
Salita a Rocca Pietore

Passo vicino ai famosi Serrai di Sottoguda, gola scavata dal torrente Pettorina, dove l’acqua ha formato splendide cascate e grotte.

Nei pressi dei Serrai di Sottoguda
Nei pressi dei Serrai di Sottoguda

La salita verso malga Ciapela regala colori indimenticabili, che fanno trovare nuove forze.

Bosco variopinto verso malga Ciapela
Bosco variopinto verso malga Ciapela

Dopo tanta strada percorsa, l’ultimo tratto è il più impegnativo, da malga Ciapela a passo Fedaia sono circa 6 chilometri con una pendenza media oltre il 10% e punte oltre il 15%. Barcollo ma non mollo! Ormai il passo è raggiunto!

Passo Fedaia
Passo Fedaia

Subito dopo costeggio lo splendido lago di Fedaia.

Lago di Fedaia
Lago di Fedaia

Lascio la bici, mi cambio, mangio. Per quanto faccia in fretta, il tempo in queste fasi passa sempre veloce! Da qui salgo con Giovanni e Beatrice fino al rifugio Pian dei Fiacconi, passando per la forcella Col del Bous.

Forcella Col del Bous
Forcella Col del Bous

Con Giovanni proseguo verso il ghiacciaio. Metto i ramponi, imbrago, ci leghiamo con la corda. Nello sfondo si staglia meraviglioso il massiccio del Sella.

Attrezzatura alpinistica
Attrezzatura alpinistica

Le due recenti nevicate si rivelano a sorpresa un aiuto; la neve compattata e la nuova traccia permettono di avanzare velocemente. La meta è ormai vicina, si trova il tempo per fermarsi ed immortalare un incontenibile sorriso.

Il ghiacciaio della Marmolada
Il ghiacciaio della Marmolada

Tolti i ramponi, saliamo la breve ferrata per poi proseguire sulla calotta ghiacciata sommitale.

Ultimo tratto innevato
Ultimo tratto innevato

In vetta a Punta Penia, 3343 metri, ore 16:26, 13 ore esatte dopo la partenza da Venezia. Si tratta del primo collegamento in bici ed a piedi per unire gli estremi della regione Veneto. Nessuno l’aveva mai ideato, finalmente ora il progetto “In vetta alle province del Veneto” ha raggiunto la sua realizzazione.
Spero di avervi accompagnati in alto e riempiti di emozioni. Contagiamoci sempre della voglia di fare che permette di Vivere!

In vetta alla regione Veneto
In vetta alla regione Veneto

Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato e sostenuto!

Grazie!
Grazie!

Cosa si prova in cima è racchiuso in emozioni difficili da esprimere, che mi commuovono a pensarci, ma in sguardi che una foto fissa, per sempre.

Sguardi pieni di emozione
Sguardi pieni di emozione

In vetta alle province del Veneto: provincia di Belluno, da Alano di Piave a Punta Penia

Mercoledì 26 settembre la sveglia suona alle 2. Dopo un’abbondante colazione, si parte per salire l’ultima provincia veneta, raggiunta all’interno del progetto “In vetta alle province del Veneto”. L’ascensione prevede la salita dal punto altimetricamente più basso a quello altimetricamente più alto della provincia di Belluno, la più impegnativa, e che regalerà una giornata memorabile. Il cielo è stellato e la temperatura di 8 gradi. La partenza inizia dal comune di Alano di Piave. Salgo sulla bici da corsa, sono le 4.20. La meta è punta Penia con i suoi 3343 metri, punto più elevato del massiccio della Marmolada, della provincia di Belluno e della regione Veneto.

Partenza da Alano di Piave
Partenza da Alano di Piave

La prima parte del tracciato segue il corso del fiume Piave, è notte ed il silenzio è rotto solo dal passaggio di qualche auto e dagli incitamenti di mio fratello Giovanni che fedelmente mi segue in macchina, rifornendomi di liquidi ed alimenti durante tutta la strada.

Ripenso alle scorse avventure, alla fortuna di poter inseguire sogni nei quali sono immerso nella natura, con il desiderio di spostarmi senza motore, come facevano centinaia e migliaia di anni fa gli abitanti di queste valli. Pedalo di buona lena, fa fresco e mi vesto un po’ di più.
Lasciato il vallone bellunese, l’itinerario prosegue verso Agordo. Le prime luci dell’alba sopraggiungono ad Alleghe, situato accanto al bellissimo lago incoronato dalla mitica parete ovest del Civetta.

La salita prosegue fino a malga Ciapela, da dove parte lo strappo più ripido che porterà a passo Fedaia. Nel tratto finale è uno spettacolo salire verso il cielo terso, alternando tratti sulla sella ad altri in piedi sui pedali.

Salita verso passo Fedaia
Salita verso passo Fedaia

Arrivato al lago di Fedaia, appare in tutta la sua bellezza la Marmolada.

Lago di Fedaia e gruppo della Marmolada
Lago di Fedaia e gruppo della Marmolada

Lascio la bici dopo 5 ore e 40 minuti di pedalata. E’ l’ora di una buona merenda, mi cambio e si riparte a piedi dai 2090 metri del parcheggio.

La salita verso il rifugio Pian dei Fiacconi avviene su sentiero ben segnato e davanti inizia a vedersi la via di salita! Si vedono nitidamente Punta Rocca e Punta Penia.

Salita a monte del rifugio Pian dei Fiacconi
Salita a monte del rifugio Pian dei Fiacconi

Superato il rifugio, si lascia la traccia dirigendosi verso il ghiacciaio, che si presenta privo della neve invernale, con una viscida superficie di ghiaccio vivo.

Indossiamo ramponi, imbrago e corda, si prosegue lenti a causa del terreno impervio e dei crepacci da superare con cautela.

Terminato il ghiacciaio si cambia attrezzatura, preparandosi alla breve ferrata che porta alla cresta sommitale.

Inizio della via ferrata
Inizio della via ferrata

Terminata la ferrata, e indossata nuovamente l’attrezzatura da ghiacciaio, saliamo l’ultimo tratto, la meta è vicina e la bellezza di questi luoghi ha tenuto lontana la stanchezza, aumentando il sorriso.

Sono le 14:45 e dopo 105 chilometri, 10 ore e 25 minuti di attività e 3200 metri di dislivello positivo, sono sulla cima più elevata delle Dolomiti, intorno è un paradiso di vette, di colori, una pace ed un silenzio infiniti.

Arrivo su punta Penia
Arrivo su punta Penia

Lì accanto il piccolo rifugio, un insieme di massi, la croce di vetta. Sembra un luogo extraterrestre.

Paesaggio lunare su punta Penia
Paesaggio lunare su punta Penia

Ringrazio tutti coloro che mi stanno sostenendo nella realizzazione di questo progetto: Piovanello srl, Colbachini spaSu e giù Sport, Aerelli Bike, il comune di Montegrotto Terme e la Medicina dello Sport di Padova.

E ringrazio soprattutto mio fratello con cui c’è un’intesa che auguro di sperimentare a tutti!

Sulla vetta con Giovanni. Dietro il Sella, Sassolungo e Sassopiatto.
Sulla vetta con Giovanni. Dietro il Sella, Sassolungo e Sassopiatto.

In vetta alle province del Veneto: provincia di Vicenza, da Noventa Vicentina a cima Dodici

Il 13 ottobre la giornata inizia con una nebbia imprevista. Ci rechiamo nel punto più basso della provincia di Vicenza, situato nel comune di Noventa Vicentina, al confine con la provincia di Padova. E’ da poco scoccato mezzogiorno. Finalmente il sole è emerso dalla nebbia e la temperatura è ideale. Si parte!

Partenza da Noventa Vicentina

Dopo pochi chilometri mi immetto nella Riviera Berica, trafficata ma…dritta. Scortato dal fratello Giovanni, con cui spesso scambio qualche battuta, passo per il paese di Longare, e poco dopo davanti “La Rotonda”, meravigliosa villa palladiana. In breve arrivo a Vicenza, la gamba gira molto bene. Il centro città è molto trafficato, ma con la circonvallazione che passa davanti alla stazione riesco a superarlo senza problemi. Nel traffico però perdo il contatto con mio fratello, a bordo dell’ammiraglia di famiglia, che mi raggiungerà nuovamente all’inizio della salita.

Oltrepassata Vicenza, la direzione mira ora alle montagne! Passo per Villaverla ed a Thiene lascio la strada principale per qualche chilometro. Superato il paese di Carrè, mi ricollego alla strada che porta verso Tresche Conca. Inizia qui il Costo, famosa salita che collega l’autostrada A31 con l’Altopiano di Asiago. Con un fastidioso mal di stomaco, salgo agile, poi una macchina mi affianca; è il mio allenatore Fabio, che mi accompagnerà con Giovanni fino all’arrivo.

La strada entra nel bosco, e la prima lunga salita termina a Tresche Conca. E’ emozionante entrare per la prima volta in bici sull’Altopiano dei Sette Comuni.

Tresche Conca

Da qui scendo nella conca dell’altopiano, poi la strada risale a Canove. Presa la direzione per il passo Vezzena, passo per Camporovere, lasciando la bici da corsa all’imbocco della salita sterrata che porta a malga Galmarara. Dopo un panino alla marmellata salgo in sella alla mountain bike.

Partenza in MTB

La salita porta verso malga Galmarara. E’ divertente, presenta una pendenza pedalabile su fondo sconnesso e con qualche strappo più impegnativo. Il foliage dei faggi è maestoso, spesso tra una pedalata e l’altra ne contemplo la bellezza.

Paesaggio autunnale
Salita verso malga Galmarara

Superata malga Galmarara, arrivo a Bivio Italia, dopo 12,5 chilometri e 1000 metri di dislivello. Inizio ad essere stanco, ma da qui si vede ormai vicina cima Dodici, meta di questa giornata di sport.

Bivio Italia e cima Dodici

Lascio la MTB dopo un chilometro, all’imbocco del sentiero che ripidamente porta a cima Dodici.

Inizio trail running

Conosco bene la salita, che sale tra doline, mulattiere costruite durante la Prima Guerra Mondiale, pini mughi alternati a piccole radure e distese rocciose. Corro nei tratti meno pendenti, cammino su quelli più ripidi.

Sulla sommità di cima Dodici, a 2336 metri di quota, ad attendere c’è uno splendido tramonto.
Dopo 109 chilometri, 6h50’ di attività, 2600 metri di dislivello positivo, la vista spazia senza un confine, si perde tra le Dolomiti di Brenta ed il gruppo dell’Adamello; sotto, nelle tenebre, l’altopiano di Asiago e la Valsugana.

In compagnia di Giovanni e Fabio, ammiriamo questi scenari, che ci rimarranno indelebilmente impressi nella mente.

Arrivo su cima Dodici
Panorama al tramonto

In vetta alle province del Veneto: provincia di Verona, da Castagnaro al monte Baldo

Venerdì 29 settembre la sveglia suona presto. E’ ancora buio, e con l’auto mi reco al punto più basso della provincia di Verona, situato nel comune di Castagnaro, al confine con la provincia di Rovigo. E’ la quarta tappa del progetto “In vetta alle province del Veneto”, nella quale attraverserò tutta la provincia di Verona, da sud-est a nord-ovest, dal comune di Castagnaro, alla cima del monte Baldo.

Partenza, Castagnaro

Dopo la partenza, per molti chilometri mi addentro nella Bassa Veronese, tra lande sperdute che non mi aspettavo fossero così estese. Spesso mio fratello Giovanni mi affianca in auto, scambiamo qualche battuta, la sintonia è elevata e questo rende allegra la pedalata.

Passo per Cerea e Bovolone, in mezzo a campi di tabacco e risaie; una leggera brezza mi accompagna.

In due ore esatte dalla partenza entro a Verona, tutto è filato liscio. E’ un giorno feriale ed il traffico è abbastanza intenso e non sono indenne da qualche semaforo rosso. Le indicazioni stradali sono scarse e nonostante a casa la progettazione dell’itinerario fosse stata meticolosa, a Parona sbaglio strada, addentrandomi verso la Valpolicella. In mezzo a tanti vigneti si nascondono lunghi saliscendi, che mi fanno perdere mezzora e riportano il pensiero al primo canto della Divina Commedia, che inizia con i seguenti versi:
“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.”

Dopo una piccola sosta entro nella valle dell’Adige, passo vicino a Rivoli Veronese, arrivando alla base della salita. Ci raggiunge anche Fabio, allenatore e compagno d’avventura in varie escursioni montane. La gamba gira bene e la temperatura è ideale. In numeri la salita è lunga 23 km, il dislivello è di 1300 metri, la pendenza media è del 5,7%. Incontro moltissimi ciclisti fino a Spiazzi, la pendenza è costante ed agilmente pedalabile. Da qui prendo una stradina stretta e poco trafficata, che sale costante in mezzo a verdi pascoli, facendomi evitare la breve discesa a Ferrara di Monte Baldo. Poco lontano, una poiana avanza maestosa. Mi ritrovo sulla strada principale; da qui la salita si fa più impegnativa, con pendenze prossime al 10%.

Passo vicino all’Osservatorio Astronomico ed al Giardino Botanico del monte Baldo, poi le malghe e le nuvole mi scortano durante la salita.

Sui pedali in salita

Il tratto finale è molto ripido, ma la meta ormai vicina.

Massima pendenza

Lascio la bici a quota 1552 metri, all’imbocco del sentiero numero 652.

Partenza del sentiero

Scarpe leggere da trail running e si inizia a salire sul ripido sentiero. Il bosco di faggio lascia in breve spazio ai pini mughi. Entro nella val Campione, che ripidamente porta verso la cresta. A 2000 metri di quota sbuco fuori dalle nuvole, il paesaggio è maestoso.

Prima dell’ultima rampa la pendenza diminuisce, finalmente si riesce a correre di nuovo.

Trail running verso la vetta

Dal mare di nuvole si scorgono solo le cime più alte.

Guglie con Pasubio e Carega sullo sfondo

L’ultimo strappo porta alla croce di vetta della cima Valdritta, a quota 2218 metri, punto più elevato della provincia di Verona, dopo 122 chilometri e 6 ore e 45 minuti totali dalla partenza. La bellezza di questi luoghi e la spontanea felicità fanno scordare fatica e stanchezza, nonostante la tanta strada percorsa. La vista spazia dal sottostante lago di Garda, alle montagne bresciane e bergamasche, alle Dolomiti di Brenta, al Pasubio e Carega.

Cima Valdritta, monte Baldo

Inizia a tirare vento e la temperatura è fresca. Con calma scatto numerose fotografie, in compagnia di Giovanni e Fabio.

In vetta con Giovanni e Fabio

In discesa ammiriamo un gruppo di camosci, che si muovono con disinvoltura fra gli scoscesi pendii.

Gruppo di camosci

Ringrazio chi mi sta sostenendo nella realizzazione di questo progetto, per il materiale tecnico, ma anche per la sintonia ed amicizia creati. Piovanello srl e Colbachini spa per il supporto, Su e Giù Sport per l’attrezzatura alpinistica, Aerelli Bike per l’attrezzatura ciclistica, il comune di Montegrotto Terme e la Medicina dello Sport di Padova per il sostegno.

In vetta alle province del Veneto: provincia di Treviso, dal fiume Sile al monte Grappa

Sabato 19 agosto è la volta della seconda tappa del progetto “In vetta alle province del Veneto”. Dopo alcuni giorni torridi, è la prima mattinata più fresca.

La partenza è situata nel punto più basso della provincia di Treviso, nel comune di Roncade, a soli due chilometri dalla foce del fiume Sile; l’arrivo sarà sulla cima del monte Grappa, massima elevazione della provincia trevigiana.

partenza da Roncade, sul fiume Sile
partenza da Roncade, sul fiume Sile

I primi chilometri sono caratterizzati da distese di campi, che lambiscono il Sile, il fiume di risorgiva più lungo d’Italia. Il sole si alterna ad alcune nuvole, la temperatura è gradevole. Attraverso i paesi di Casale sul Sile e Casier, arrivando infine alle mura della città di Treviso. Lasciata la città la pedalata acquista maggiore spinta, mirando alle montagne che ora appaiono più vicine, superando Falzè ed entrando a Montebelluna. In questo tratto le nuvole hanno assunto una fisionomia più severa, nelle montagne si scorgono alcuni fulmini.

La strada presenta ora alcuni saliscendi, che scorrono lungo il bordo meridionale delle colline asolane, dove iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. Dopo San Zenone degli Ezzelini, a pochi chilometri dall’inizio della salita vera e propria, l’itinerario prosegue a destra per Mussolente, dove un forte acquazzone mi costringe ad indossare la mantellina. Arrivato a Semonzo la situazione meteorologica migliora, e qualche squarcio di sereno dà il via alla salita che porta al rifugio Bassano. E’ stupendo salire lungo la cronoscalata affrontata durante il Giro d’Italia del 2014, pensando a come volano sulle ripide rampe, e stimolato a dare il meglio. Sono 18,5 chilometri al 8,3% di media, con 1530 metri di dislivello. La salita è costante, come il supporto di mio fratello, che dalla partenza mi sostiene a bordo dell’ammiraglia. Nella seconda parte si presentano un paio di strappi più ripidi, ma l’arrivo è ormai vicino. Al termine della strada, dopo il veloce cambio scarpe presso il rifugio Bassano, una corsa lungo la scalinata mi porta sulla cima; si scorgono le cime soprastanti l’altopiano di Asiago, le vette feltrine, le colline asolane, la pianura trevigiana fino quasi al punto di partenza, situato a 90 chilometri di distanza e lasciato 4 ore e 38 minuti prima.

massiccio del monte Grappa
massiccio del monte Grappa
salita da Semonzo al monte Grappa
salita da Semonzo al monte Grappa

Siamo di fronte alla via degli Eroi, su di un territorio dove solo un secolo fa si combatteva duramente la prima guerra mondiale, lungo il fronte tra l’Italia e l’impero austro ungarico, una storia che mi fa riflettere sul valore della libertà e della pace, uno sprono per impegnarsi a fare nel migliore dei modi la propria parte. Un luogo da visitare!

Sacrario Militare del monte Grappa
Sacrario Militare del monte Grappa
Alta Via degli Eroi
Alta Via degli Eroi
fratelli con vista sul rifugio Bassano
fratelli con vista sul rifugio Bassano

Ora si ritorna…alla prossima avventura!

In vetta alle province del Veneto: provincia di Padova, dalla spiaggia della Boschettona al monte Venda

Domenica 30 luglio, alle 8 di mattina, ha preso il via il progetto “In vetta alle province del Veneto”, con la salita dalla spiaggia della Boschettona al monte Venda, che rappresentano il punto altimetricamente più basso e più alto della provincia di Padova.

spiaggia della Boschettona
spiaggia della Boschettona

In un periodo dalle temperature torride, è l’unica mattina che inizia con qualche goccia di pioggia, che va via via diminuendo, per lasciare spazio al sole.

L’emozione ed il desiderio di partire sono molto alti, così, dopo aver ammirato l’unica spiaggia della provincia di Padova, poco conosciuta ma certamente affascinante per gli amanti della natura, sono partito verso l’entroterra ed i colli Euganei. A scortarmi con l’auto il fratello e la fidanzata, che mi incoraggiano durante il percorso.
Il tragitto si sviluppa molto bene, nei primi chilometri c’è un vento fastidioso che lascia poi però spazio ad una maggior calma, accompagnata da una fresca temperatura. Lasciato il comune di Codevigo, di dimensioni notevoli, proseguo verso Arzergrande; all’improvviso, in una rotonda, scivolo a causa dell’asfalto bagnato. Mi rialzo subito, e riparto, tornando alla velocità di crociera precedente.
Alternati a campi verdeggianti, si susseguono Arzerello, Campagnola, Bovolenta, Pontemanco, Due Carrare, lasciando i principali corsi d’acqua ed arrivando quindi in prossimità della zona termale e dei colli Euganei.
Per un paio di chilometri mi segue una coppia di ciclisti, poi, dopo Battaglia Terme, prendiamo strade diverse. Questa è la zona di tantissimi allenamenti, mi sento a casa, tra i colli percorsi infinite volte.
A Galzignano inizia la salita della Cengolina, c’è molta gente ed incontro molti appassionati della bicicletta. Addentrandomi nel bosco, con pedalata agile arrivo al passo del Roverello, quindi con pochi altri pochi minuti di salita fino a casa Marina, situata a 327 metri di quota, dove lascio la bici ed indosso le scarpe da trail.
Da qui inizia la salita di corsa; dopo poche centinaia di metri, lasciata la strada, il sentiero si impenna verso la vetta del monte Venda. Dopo la bici la muscolatura sotto sforzo è diversa e si sente un po’ di pesantezza, ma la meta è vicina ed il sole comparso da poco porta il sorriso. Al termine del bosco di castagno, appare repentinamente il monastero degli Olivetani, punto sommitale raggiungibile dei colli Euganei, a circa 600 metri di quota.

La vista spazia su tutti i colli Euganei e sulla pianura Si vede anche la laguna da cui 2 ore e 13 minuti prima ero partito.

arrivo sul monte Venda
arrivo sul monte Venda

A sorpresa incontriamo dei volontari che stanno sistemando il monastero degli Olivetani; molte macerie presenti una decina d’anni fa sono scomparse, lasciando spazio a bellissimi fiori. E’ un piacere ascoltare la volontà riposta in quest’opera di rinascita di un luogo meraviglioso, che vi invito a visitare!

ruderi del monastero degli Olivetani
ruderi del monastero degli Olivetani
panorama dal monte Venda
panorama dal monte Venda
monte Venda con panorama sul monte Rua
monte Venda con panorama sul monte Rua
volo dal monte Venda
volo dal monte Venda

Cima di Gioveretto

Il 22 luglio parto con Francesco da Trento, mentre è ancora buio. Il viaggio in macchina ci porta alla fine della lunga e verdeggiante val d’Ultimo, in Alto Adige; la meta è la cima di Gioveretto, che domina la lunga vallata.

Partiamo dal lago di Fontana Bianca, a 1880 metri di quota. E’ sabato e molte persone hanno scelto questa località per trascorrere il fine settimana. Troviamo italiani, austriaci e tedeschi. Francesco ha superato bene l’infortunio alla caviglia che lo ha tenuto fermo qualche anno. Di buon passo arriviamo al rifugio Canziani a 2561 metri di quota, posto sopra il lago Verde, che accoglie le acque di scioglimento del ghiacciaio soprastante. Da qui inizia la salita vera e propria, che inerpicandosi fra grossi massi di roccia, ci accompagna verso le pendici rocciose della cima di Gioveretto, che si slancia esile e verticale verso il cielo.
Dopo un tratto ripido, sbuchiamo all’insellatura che apre la vista alla val Martello, da dove inizia il ghiacciaio Superiore del Gioveretto. Nonostante la quota di 3300 metri, la neve dell’inverno è scomparsa quasi completamente, lasciando scoperto il ghiaccio vivo, che fonderà fino alla fine della stagione calda.

Sella e ghiacciaio di Gioveretto Superiore

L’ultimo tratto si sviluppa in brevissimo spazio, su rocce con buoni appigli. C’è anche una catena utile nella progressione. Sbuchiamo in vetta, tra grandi nuvole e spazi di cielo sereno. Sono trascorse 2 ore e 50 minuti dalla partenza, siamo a quota 3439 metri.
A volte penso alla fortuna degli abitanti locali di poter salire così in alto, in poco tempo e senza compiere lunghi viaggi. Ma magari è proprio la distanza a renderle ancora più affascinanti e maestose.

Cima di Gioveretto
Ghiacciaio di Gioveretto Superiore e Piccolo Lago Verde sullo sfondo

Lungo la discesa sorrido, sono fortunato ad essere quassù.

Lungo la discesa

Scendiamo con calma nello stesso tempo della salita, tra acque tranquille e mucche al pascolo.

Ritroviamo il gruppetto con cui eravamo partiti, in direzioni diverse; ci raccontiamo la giornata ed i panorami osservati.

Discesa sotto la cima di Gioveretto
Rifugio Canziani al lago Verde
Beate mucche al pascolo

Zufallspitze

Il 12 luglio è una splendida giornata, la sveglia suona dopo poche ore di sonno trascorse in macchina al parcheggio di malga Mare, nell’alta val di Pejo.

La meta è la Zufallspitze, antecima del Cevedale.

In compagnia di Francesco ed Andrea, amici alpinisti di Trento e Bologna, saliamo di buon passo, nell’ampia val Venezia, modellata dall’azione dei ghiacciai. Passiamo per il rifugio Larcher al Cevedale, arrivando poi al passo della Forcola, da cui si apre la vista sulla val Martello, Ortles, ed a sinistra sulla cresta che percorreremo per arrivare ai 3757 metri della Zufallspitze.

Zufallspitze dal passo della Forcola

Dopo una breve sosta per scattare qualche fotografia, ripartiamo entusiasticamente. Le condizioni del terreno sono ideali. Lungo la salita troviamo solo qualche lembo di neve dello scorso inverno, ed i ghiacciai presentano già ampie aree di ghiaccio vivo. La salita si svolge quasi interamente sull’ampia cresta, lungo una traccia spesso ben visibile. Si mette piede sul ghiacciaio un paio di volte, una verso l’inizio, per superare un tratto aspro della cresta, ed una a quota 3550 metri, attraversando il lembo di ghiaccio che ancora collega la vedretta della Forcola con quella de La Mare.
L’ampia cresta permette di avanzare speditamente, solo poche volte serve utilizzare le mani per procedere, prestando particolare attenzione ai passaggi esposti presenti nei pressi della vetta.

Arriviamo dopo 3 ore e mezza dalla partenza. Dalla cima la vista spazia a 360°, sul gruppo dell’Ortles-Cevedale, sulle più lontane Alpi Venoste, sul Bernina e sulle Dolomiti di Brenta.

monte Cevedale
Zufallspitze con panorama su Ortles e Gran Zebrù
in vetta con Francesco e Andrea
panorama sui ghiacciai della val Martello

La temperatura è mite, ci fermiamo quasi un’ora a contemplare il paesaggio, in cima il tempo corre sempre veloce.

Scendiamo a valle per l’ora di pranzo, gustando la giornata vissuta, e progettando nuove salite.

Altavia dell’Alpago

Il 21 giugno viene definito il giorno più lungo dell’anno, per il maggior numero di ore di luce.

La giornata prevista è buona, ed i fratelli Stefano e Giovanni finalmente possono compiere un’uscita pensata dal 2015. E’ l’altavia dell’Alpago, la numero 7, intitolata all’austriaco Lothar Patéra, grande pioniere dell’alpinismo che, all’inizio del Novecento, si dedicò all’esplorazione di montagne poco conosciute, selvagge, caratterizzate da lunghe marce di avvicinamento. Essa si sviluppa per la quasi totalità sul filo della cresta che va dal monte Dolada al monte Cavallo, tra il bacino del Piave e del Vajont-Cellina, tra le province di Belluno e Pordenone. Questo gruppo montuoso, che conta circa una trentina di cime, circonda la conca dell’Alpago, caratterizzata da prati e boschi che scendono verso il lago di Santa Croce.
L’altavia si mantiene ad una quota media di 2000 metri circa, con difficoltà su roccia che non vanno mai oltre il II grado, ma ricca di punti con terreno misto di roccia ed erba, spesso esposti ed inclinati. L’itinerario è stato attrezzato con 3 ferrate, di cui la Costacurta, dietro il monte Teverone, è la più lunga ed impegnativa. La segnaletica è buona, però bisogna prestare attenzione a non perdere la giusta direzione in alcuni crocevia segnalati solo parzialmente.

La partenza è situata al rifugio Dolada, e l’arrivo nel paese di Tambre. Sono previste 5 tappe, ma il desiderio, con lo zaino leggero, è di concludere l’altavia in giornata. La lunghezza è di circa 40 km, il dislivello si aggira sui 3500 D+, ma l’asprezza del terreno rende questi valori meno severi della realtà. Si raggiunge la quota massima verso la fine del percorso, sul Cimon del Cavallo, a quota 2251 metri.
Dopo meno di 4 ore di sonno in auto, la sveglia ci desta sotto un meraviglioso cielo stellato. Partiamo alle 3:35, affrontando la prima salita con il frontalino, fino alla forcella Dolada. Giunti in cresta, che da qui si percorrerà per quasi tutta la sua lunghezza, ci attende una magnifica alba. Il passaggio per la prima cima, il Col Mat, rievoca i pensieri delle ascese compiute negli scorsi anni su tutte le 29 cime che abbracciano la conca dell’Alpago, e che stavolta grazie all’altavia sogniamo di collegare, passando per la vetta o per le immediate vicinanze.

Verso le 6 guardiamo dietro a noi il cammino compiuto; in primo piano si vede la cresta percorsa dal Col Mat e sullo sfondo il lago di Santa Croce tra il Pizzoc ed il Col Visentin.

Col Mat e lago di Santa Croce

In direzione opposta si staglia invece il Teverone, monte simbolo dell’Alpago, e più lontano si intravede la piana del Cansiglio, ricoperta da nuvole a bassa quota.

monte Teverone e Piana del Cansiglio

Con un traverso aggiriamo la valle, fino all’imbocco della ferrata Costacurta.

inizio ferrata Costacurta

Si alternano alcuni passaggi tecnici su roccia, a verdi corridoi sospesi a metà parete, sul versante friulano del monte Teverone.

traverso ferrata Costacurta

monte Teverone e Crep Nudo

Al termine di un canalino in salita si sbuca nuovamente sulla cresta, il tratto più impegnativo della giornata si è concluso bene ed in breve arriviamo al monte Fagoreit. Su cresta erbosa e rocciosa saliamo poi sul monte Crepon e passiamo sotto la cima del Crep Nudo.

monte Fagoreit

Siamo in moto da varie ore e si sente un po’ di stanchezza; riduciamo tutte le soste a pochi minuti perché la strada da percorrere è molta. I paesaggi sono magnifici, e l’umore molto buono perché queste montagne ci fanno sentire a casa e regalano scorci dove la natura ancora regna come regina indiscussa. Il sole picchia forte, ma le bevande e gli alimenti sono da utilizzare parsimoniosamente per tutto il percorso.
Lassù mi rendo conto di essere davvero piccolo rispetto al mondo. Siamo ospiti di uno spettacolo maestoso, immutato da millenni, ed ogni giorno diverso.

Saliamo sul Capel Grande, per raggiungere poi la forcella Venal.

forcella Fedarola

Il tempo di una foto e si riparte, stanno giungendo le nuvole, siamo nella zona più piovosa del Veneto. Grazie ad un traverso lungo il versante orientale del monte Venal, raggiungiamo in breve la forcella Fedarola. Il percorso continua attorno al monte Antander, fino al bivacco Toffolon, situato nei pressi della forcella Antander. Sono circa le 14 e finalmente ci aspetta il pranzo; prendiamo dallo zaino un panino ed una mela, la fame si sente e ci sembra un pranzo di nozze.

monte Antander

forcella Antander

Si riparte in salita, passando per la panoramica cima del monte Messer, da cui scendiamo per arrivare all’attacco della breve esposta ma spettacolare ferrata del monte Brutt Pass.

ferrata Brutt Pass

Le nuvole ci hanno raggiunto, ma non minacciano ancora pioggia; la temperatura è più mite.

Tra le erbe e le rocce crescono alcune meravigliose stelle alpine.

stelle alpine

Inizia ora un tratto ricchissimo di saliscendi, superiamo il monte Paster ed arriviamo al monte I Muri, da cui su una ripida semplice ferrata scendiamo verso la forcella Grava Piana. Questo tratto è per noi quello fisicamente più impegnativo, per la stanchezza accumulatasi. Saliamo sulla cima del monte Pianina, poi con un ripido canalino ed un passaggio esposto superiamo il versante orientale del monte Sestier. La roccia calcarea è solida ed il piede fermo. Una ripida discesa ci conduce alla forcella Sestier, da cui proseguiamo verso la forcella val Grande; innanzi a noi la morfologia del crinale è più dolce, corriamo, piove, ed il sorriso cresce.

forcella Val Grande

Con un traverso nella parte superiore della val Salatis, giungiamo al bivacco posizionato nell’evidente forcella Laste, ed in un paio di minuti al sottostante rifugio Semenza. La pioggia ormai è terminata, e per la prima volta dopo una giornata di cammino vediamo esseri umani. Sono le 20:00, ci restano ancora tre cime e tutta la discesa. Ma ormai siamo sereni perché si tratta solo di salire gli ultimi 500 metri di dislivello.

Ripartiamo dal rifugio mentre il cielo lascia intravedere un po’ di luce fra le nuvole. Arriviamo sul monte Laste, sullo sfondo i monti Cornor, Castelat e Guslon, patria dello sci d’alpinismo.

monte Laste

Sul Cimon del Cavallo incontriamo un trail runner, seguito da un amico; la mattina, prima del lavoro, e la sera, al suo termine, è salito velocemente da Pian Cavallo come allenamento. Parliamo di montagna. Poi ci rimettiamo in cammino, scendiamo alla forcella del Cavallo, per affrontare quindi l’ultima salita, fino al Cimon di Palantina. Da lì, col frontalino acceso, scendiamo alla casera Palantina, tuffandoci finalmente nella meravigliosa faggeta del bosco del Cansiglio. E’ tardi e corriamo, gli amici di Chies d’Alpago ci stanno aspettando in piazza a Tambre. Passiamo per la malga Pian de le Lastre, la località Col Indes, e finalmente alle 23:25 arriviamo alla nostra meta.

E’ stata una giornata dai mille panorami ed il coronamento delle tante escursioni sull’Alpago. Una giornata con tanti scambi con mio fratello, che ci ha richiesto impegno, e ci ha regalato un ricordo indelebile.

A Tambre chiacchieriamo davanti ad una tazza di the, poi rientriamo assieme in macchina al punto di partenza. Nel prato da cui spiccano il volo parapendii e deltaplani, accanto al rifugio Dolada, ammiriamo il cielo stellato, cercando di riconoscere il maggior numero di costellazioni. Ci salutiamo con entusiasmo, al termine di una giornata memorabile.

Arriviamo a casa alle 3:30. Sono trascorse 24 ore, un profondo sonno ci aspetta. Magari, pochi minuti più tardi, il pensiero salirà ancora lassù tra le vette.