Dammastock

Per l’estate del 2018 la vetta alpina scelta è il Dammastock, la più alta delle Alpi Urane. L’anno prima l’avevamo ammirata dalla sommità del Finsteraarhorn, ed era rimasta fra le mete più allettanti.

Con l’amico alpinista Andrea di Bologna partiamo il 27 agosto alla volta del passo della Furka, da dove nel pomeriggio saliamo il Klein Furkahorn, punto panoramico situato a 3026 metri di quota, facilmente raggiungibile e di utile studio della prima parte del grande ghiacciaio che avremmo affrontato la mattina seguente ancora al buio.

Ghiacciaio del Rodano dal Kleine Furkahorn
Ghiacciaio del Rodano dal Klein Furkahorn

Ci spostiamo poi nei pressi dello storico hotel Belvedere, ed andiamo ad osservare da vicino il ghiacciaio con le sue grotte turistiche ed il punto dove attaccarlo il giorno seguente.

Fronte del ghiacciaio con alcuni iceberg
Fronte del ghiacciaio con alcuni iceberg

Dopo la classica notte in macchina ed un’abbondante colazione, ci mettiamo in movimento alle 4.30, raggiungendo in breve il ghiacciaio che scende ancora fino a 2300 metri circa. L’enorme ghiacciaio del Rodano origina dai pressi della cima e si sviluppa per circa 10 chilometri di lunghezza, generando l’omonimo fiume che dopo aver attraversato la Svizzera e la Francia, dona le sue acque al mar Mediterraneo.

Camminiamo su pendenza modesta e ghiaccio vivo, zig zagando fra una fitta rete di crepacci. Il sole sale, il cielo è limpido ed il vento assente.

La vetta del Dammastock
La vetta del Dammastock

La vallata è circondata da cime in entrambi i lati, e solo verso il suo termine capiamo più chiaramente qual è la nostra sommità. Dai 3000 metri il ghiacciaio diventa bianco per la presenza della neve dell’inverno, saliamo di buona lena scattando qualche foto. Poco prima della cima togliamo i ramponi per salire la cresta rocciosa, abbastanza semplice anche se un po’ sdrucciolevole.

La croce di vetta sigla l’arrivo, il panorama è mozzafiato! Una distesa ghiacciata a perdita d’occhio! Ed in fondo le Alpi Bernesi, si vedono anche le cime della valle di Zermatt. Non una bava d’aria, sole pieno, mi tolgo una maglia e siamo a 3630 metri di quota!

Amici di montagna
Amici di montagna
La vallata ghiacciata
La vallata ghiacciata

Resto ancora un po’ sulla cima, qui occhi e cuore si riempiono, il tempo vola. Sono grato dell’opportunità di essere qui, con tanta voglia di vivere con pienezza ogni momento!

La croce di vetta
La croce di vetta

Scendiamo la cresta e ci fermiamo ancora ad ammirare lo spessore del ghiacciaio sospeso sopra le pareti verticali.

Ghiaccio strapiombante sulle pareti verticali
Ghiacciaio strapiombante sulle pareti verticali

Dopo aver superato un largo crepaccio, riprendiamo a scendere con calma l’enorme vallata.

In discesa
In discesa

Più a valle passiamo accanto a castelli di ghiaccio, crepacci e voragini.

Castelli di ghiaccio, crepacci e voragini
Castelli di ghiaccio, crepacci e voragini

Rientriamo all’auto dopo 25 chilometri quasi interamente percorsi su ghiacciaio. Dopo aver incontrato 4 persone in tutta la giornata, ci ritroviamo in un fiume di persone, siamo certi di essere ritornati a valle!

L'hotel Belvedere
L’hotel Belvedere

Sono felice per essere stato in questi luoghi meravigliosi e l’amicizia. E grazie a questo si ritorna al caldo della pianura con più energie di prima!

In vetta alla regione Veneto: da Venezia a Punta Penia

La giornata di sabato 13 ottobre è stata la realizzazione di un sogno!
Sono emozionato. Per gli anni che sono serviti a progettarla, avvicinarmi, ed infine viverla!

È l´ultimo canto del progetto “In vetta alle province del Veneto”. Dopo le 5 province montuose salite tra il 2017 ed il 2018, stavolta il collegamento mira ad unire Venezia, punto più basso e capoluogo della regione Veneto, al punto altimetricamente più alto, Punta Penia sul massiccio della Marmolada.

La sveglia suona all´1, poi colazione abbondante e trasferimento a Venezia. Dal piazzale Roma la partenza alle 3:26, la temperatura è mite. Ad accompagnarmi le due persone più care: il fratello Giovanni, compagno di tutte le sei salite realizzate, e la fidanzata Beatrice, sostenitrice di tutte le mie e nostre attività.

Partenza da Venezia
Partenza da Venezia

Lungo i primi chilometri supero il ponte della Libertà e Mestre. A quest’ora sono presenti poche persone, alcune stanno terminando la serata, altre iniziano il lavoro. Pedalo ed osservo prima la laguna, poi la città, infine prendo la strada che mi accompagnerà a Treviso. Supero la città finché un rumore veloce mi fa fermare; sono costretto alla sostituzione del copertone posteriore e della camera d’aria. Riprendo la strada, supero Montebelluna ed entro nella valle del Piave con un forte vento contrario.
Imbocco la valle del Cordevole al sorgere del sole. Non sono brillantissimo, ma gli allenamenti compiuti mi sostengono con una buona base maturata, insieme agli energetici panino alla marmellata, datteri e fichi secchi. Lasciate le nuvole basse, davanti è una meraviglia, il cielo limpido e azzurro. Supero Agordo, Alleghe col suo bellissimo lago, Rocca Pietore.

Salita a Rocca Pietore
Salita a Rocca Pietore

Passo vicino ai famosi Serrai di Sottoguda, gola scavata dal torrente Pettorina, dove l’acqua ha formato splendide cascate e grotte.

Nei pressi dei Serrai di Sottoguda
Nei pressi dei Serrai di Sottoguda

La salita verso malga Ciapela regala colori indimenticabili, che fanno trovare nuove forze.

Bosco variopinto verso malga Ciapela
Bosco variopinto verso malga Ciapela

Dopo tanta strada percorsa, l’ultimo tratto è il più impegnativo, da malga Ciapela a passo Fedaia sono circa 6 chilometri con una pendenza media oltre il 10% e punte oltre il 15%. Barcollo ma non mollo! Ormai il passo è raggiunto!

Passo Fedaia
Passo Fedaia

Subito dopo costeggio lo splendido lago di Fedaia.

Lago di Fedaia
Lago di Fedaia

Lascio la bici, mi cambio, mangio. Per quanto faccia in fretta, il tempo in queste fasi passa sempre veloce! Da qui salgo con Giovanni e Beatrice fino al rifugio Pian dei Fiacconi, passando per la forcella Col del Bous.

Forcella Col del Bous
Forcella Col del Bous

Con Giovanni proseguo verso il ghiacciaio. Metto i ramponi, imbrago, ci leghiamo con la corda. Nello sfondo si staglia meraviglioso il massiccio del Sella.

Attrezzatura alpinistica
Attrezzatura alpinistica

Le due recenti nevicate si rivelano a sorpresa un aiuto; la neve compattata e la nuova traccia permettono di avanzare velocemente. La meta è ormai vicina, si trova il tempo per fermarsi ed immortalare un incontenibile sorriso.

Il ghiacciaio della Marmolada
Il ghiacciaio della Marmolada

Tolti i ramponi, saliamo la breve ferrata per poi proseguire sulla calotta ghiacciata sommitale.

Ultimo tratto innevato
Ultimo tratto innevato

In vetta a Punta Penia, 3343 metri, ore 16:26, 13 ore esatte dopo la partenza da Venezia. Si tratta del primo collegamento in bici ed a piedi per unire gli estremi della regione Veneto. Nessuno l’aveva mai ideato, finalmente ora il progetto “In vetta alle province del Veneto” ha raggiunto la sua realizzazione.
Spero di avervi accompagnati in alto e riempiti di emozioni. Contagiamoci sempre della voglia di fare che permette di Vivere!

In vetta alla regione Veneto
In vetta alla regione Veneto

Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato e sostenuto!

Grazie!
Grazie!

Cosa si prova in cima è racchiuso in emozioni difficili da esprimere, che mi commuovono a pensarci, ma in sguardi che una foto fissa, per sempre.

Sguardi pieni di emozione
Sguardi pieni di emozione

In vetta alle province del Veneto: provincia di Belluno, da Alano di Piave a Punta Penia

Mercoledì 26 settembre la sveglia suona alle 2. Dopo un’abbondante colazione, si parte per salire l’ultima provincia veneta, raggiunta all’interno del progetto “In vetta alle province del Veneto”. L’ascensione prevede la salita dal punto altimetricamente più basso a quello altimetricamente più alto della provincia di Belluno, la più impegnativa, e che regalerà una giornata memorabile. Il cielo è stellato e la temperatura di 8 gradi. La partenza inizia dal comune di Alano di Piave. Salgo sulla bici da corsa, sono le 4.20. La meta è punta Penia con i suoi 3343 metri, punto più elevato del massiccio della Marmolada, della provincia di Belluno e della regione Veneto.

Partenza da Alano di Piave
Partenza da Alano di Piave

La prima parte del tracciato segue il corso del fiume Piave, è notte ed il silenzio è rotto solo dal passaggio di qualche auto e dagli incitamenti di mio fratello Giovanni che fedelmente mi segue in macchina, rifornendomi di liquidi ed alimenti durante tutta la strada.

Ripenso alle scorse avventure, alla fortuna di poter inseguire sogni nei quali sono immerso nella natura, con il desiderio di spostarmi senza motore, come facevano centinaia e migliaia di anni fa gli abitanti di queste valli. Pedalo di buona lena, fa fresco e mi vesto un po’ di più.
Lasciato il vallone bellunese, l’itinerario prosegue verso Agordo. Le prime luci dell’alba sopraggiungono ad Alleghe, situato accanto al bellissimo lago incoronato dalla mitica parete ovest del Civetta.

La salita prosegue fino a malga Ciapela, da dove parte lo strappo più ripido che porterà a passo Fedaia. Nel tratto finale è uno spettacolo salire verso il cielo terso, alternando tratti sulla sella ad altri in piedi sui pedali.

Salita verso passo Fedaia
Salita verso passo Fedaia

Arrivato al lago di Fedaia, appare in tutta la sua bellezza la Marmolada.

Lago di Fedaia e gruppo della Marmolada
Lago di Fedaia e gruppo della Marmolada

Lascio la bici dopo 5 ore e 40 minuti di pedalata. E’ l’ora di una buona merenda, mi cambio e si riparte a piedi dai 2090 metri del parcheggio.

La salita verso il rifugio Pian dei Fiacconi avviene su sentiero ben segnato e davanti inizia a vedersi la via di salita! Si vedono nitidamente Punta Rocca e Punta Penia.

Salita a monte del rifugio Pian dei Fiacconi
Salita a monte del rifugio Pian dei Fiacconi

Superato il rifugio, si lascia la traccia dirigendosi verso il ghiacciaio, che si presenta privo della neve invernale, con una viscida superficie di ghiaccio vivo.

Indossiamo ramponi, imbrago e corda, si prosegue lenti a causa del terreno impervio e dei crepacci da superare con cautela.

Terminato il ghiacciaio si cambia attrezzatura, preparandosi alla breve ferrata che porta alla cresta sommitale.

Inizio della via ferrata
Inizio della via ferrata

Terminata la ferrata, e indossata nuovamente l’attrezzatura da ghiacciaio, saliamo l’ultimo tratto, la meta è vicina e la bellezza di questi luoghi ha tenuto lontana la stanchezza, aumentando il sorriso.

Sono le 14:45 e dopo 105 chilometri, 10 ore e 25 minuti di attività e 3200 metri di dislivello positivo, sono sulla cima più elevata delle Dolomiti, intorno è un paradiso di vette, di colori, una pace ed un silenzio infiniti.

Arrivo su punta Penia
Arrivo su punta Penia

Lì accanto il piccolo rifugio, un insieme di massi, la croce di vetta. Sembra un luogo extraterrestre.

Paesaggio lunare su punta Penia
Paesaggio lunare su punta Penia

Ringrazio tutti coloro che mi stanno sostenendo nella realizzazione di questo progetto: Piovanello srl, Colbachini spaSu e giù Sport, Aerelli Bike, il comune di Montegrotto Terme e la Medicina dello Sport di Padova.

E ringrazio soprattutto mio fratello con cui c’è un’intesa che auguro di sperimentare a tutti!

Sulla vetta con Giovanni. Dietro il Sella, Sassolungo e Sassopiatto.
Sulla vetta con Giovanni. Dietro il Sella, Sassolungo e Sassopiatto.

In vetta alle province del Veneto: provincia di Vicenza, da Noventa Vicentina a cima Dodici

Il 13 ottobre la giornata inizia con una nebbia imprevista. Ci rechiamo nel punto più basso della provincia di Vicenza, situato nel comune di Noventa Vicentina, al confine con la provincia di Padova. E’ da poco scoccato mezzogiorno. Finalmente il sole è emerso dalla nebbia e la temperatura è ideale. Si parte!

Partenza da Noventa Vicentina

Dopo pochi chilometri mi immetto nella Riviera Berica, trafficata ma…dritta. Scortato dal fratello Giovanni, con cui spesso scambio qualche battuta, passo per il paese di Longare, e poco dopo davanti “La Rotonda”, meravigliosa villa palladiana. In breve arrivo a Vicenza, la gamba gira molto bene. Il centro città è molto trafficato, ma con la circonvallazione che passa davanti alla stazione riesco a superarlo senza problemi. Nel traffico però perdo il contatto con mio fratello, a bordo dell’ammiraglia di famiglia, che mi raggiungerà nuovamente all’inizio della salita.

Oltrepassata Vicenza, la direzione mira ora alle montagne! Passo per Villaverla ed a Thiene lascio la strada principale per qualche chilometro. Superato il paese di Carrè, mi ricollego alla strada che porta verso Tresche Conca. Inizia qui il Costo, famosa salita che collega l’autostrada A31 con l’Altopiano di Asiago. Con un fastidioso mal di stomaco, salgo agile, poi una macchina mi affianca; è il mio allenatore Fabio, che mi accompagnerà con Giovanni fino all’arrivo.

La strada entra nel bosco, e la prima lunga salita termina a Tresche Conca. E’ emozionante entrare per la prima volta in bici sull’Altopiano dei Sette Comuni.

Tresche Conca

Da qui scendo nella conca dell’altopiano, poi la strada risale a Canove. Presa la direzione per il passo Vezzena, passo per Camporovere, lasciando la bici da corsa all’imbocco della salita sterrata che porta a malga Galmarara. Dopo un panino alla marmellata salgo in sella alla mountain bike.

Partenza in MTB

La salita porta verso malga Galmarara. E’ divertente, presenta una pendenza pedalabile su fondo sconnesso e con qualche strappo più impegnativo. Il foliage dei faggi è maestoso, spesso tra una pedalata e l’altra ne contemplo la bellezza.

Paesaggio autunnale
Salita verso malga Galmarara

Superata malga Galmarara, arrivo a Bivio Italia, dopo 12,5 chilometri e 1000 metri di dislivello. Inizio ad essere stanco, ma da qui si vede ormai vicina cima Dodici, meta di questa giornata di sport.

Bivio Italia e cima Dodici

Lascio la MTB dopo un chilometro, all’imbocco del sentiero che ripidamente porta a cima Dodici.

Inizio trail running

Conosco bene la salita, che sale tra doline, mulattiere costruite durante la Prima Guerra Mondiale, pini mughi alternati a piccole radure e distese rocciose. Corro nei tratti meno pendenti, cammino su quelli più ripidi.

Sulla sommità di cima Dodici, a 2336 metri di quota, ad attendere c’è uno splendido tramonto.
Dopo 109 chilometri, 6h50’ di attività, 2600 metri di dislivello positivo, la vista spazia senza un confine, si perde tra le Dolomiti di Brenta ed il gruppo dell’Adamello; sotto, nelle tenebre, l’altopiano di Asiago e la Valsugana.

In compagnia di Giovanni e Fabio, ammiriamo questi scenari, che ci rimarranno indelebilmente impressi nella mente.

Arrivo su cima Dodici
Panorama al tramonto

In vetta alle province del Veneto: provincia di Verona, da Castagnaro al monte Baldo

Venerdì 29 settembre la sveglia suona presto. E’ ancora buio, e con l’auto mi reco al punto più basso della provincia di Verona, situato nel comune di Castagnaro, al confine con la provincia di Rovigo. E’ la quarta tappa del progetto “In vetta alle province del Veneto”, nella quale attraverserò tutta la provincia di Verona, da sud-est a nord-ovest, dal comune di Castagnaro, alla cima del monte Baldo.

Partenza, Castagnaro

Dopo la partenza, per molti chilometri mi addentro nella Bassa Veronese, tra lande sperdute che non mi aspettavo fossero così estese. Spesso mio fratello Giovanni mi affianca in auto, scambiamo qualche battuta, la sintonia è elevata e questo rende allegra la pedalata.

Passo per Cerea e Bovolone, in mezzo a campi di tabacco e risaie; una leggera brezza mi accompagna.

In due ore esatte dalla partenza entro a Verona, tutto è filato liscio. E’ un giorno feriale ed il traffico è abbastanza intenso e non sono indenne da qualche semaforo rosso. Le indicazioni stradali sono scarse e nonostante a casa la progettazione dell’itinerario fosse stata meticolosa, a Parona sbaglio strada, addentrandomi verso la Valpolicella. In mezzo a tanti vigneti si nascondono lunghi saliscendi, che mi fanno perdere mezzora e riportano il pensiero al primo canto della Divina Commedia, che inizia con i seguenti versi:
“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.”

Dopo una piccola sosta entro nella valle dell’Adige, passo vicino a Rivoli Veronese, arrivando alla base della salita. Ci raggiunge anche Fabio, allenatore e compagno d’avventura in varie escursioni montane. La gamba gira bene e la temperatura è ideale. In numeri la salita è lunga 23 km, il dislivello è di 1300 metri, la pendenza media è del 5,7%. Incontro moltissimi ciclisti fino a Spiazzi, la pendenza è costante ed agilmente pedalabile. Da qui prendo una stradina stretta e poco trafficata, che sale costante in mezzo a verdi pascoli, facendomi evitare la breve discesa a Ferrara di Monte Baldo. Poco lontano, una poiana avanza maestosa. Mi ritrovo sulla strada principale; da qui la salita si fa più impegnativa, con pendenze prossime al 10%.

Passo vicino all’Osservatorio Astronomico ed al Giardino Botanico del monte Baldo, poi le malghe e le nuvole mi scortano durante la salita.

Sui pedali in salita

Il tratto finale è molto ripido, ma la meta ormai vicina.

Massima pendenza

Lascio la bici a quota 1552 metri, all’imbocco del sentiero numero 652.

Partenza del sentiero

Scarpe leggere da trail running e si inizia a salire sul ripido sentiero. Il bosco di faggio lascia in breve spazio ai pini mughi. Entro nella val Campione, che ripidamente porta verso la cresta. A 2000 metri di quota sbuco fuori dalle nuvole, il paesaggio è maestoso.

Prima dell’ultima rampa la pendenza diminuisce, finalmente si riesce a correre di nuovo.

Trail running verso la vetta

Dal mare di nuvole si scorgono solo le cime più alte.

Guglie con Pasubio e Carega sullo sfondo

L’ultimo strappo porta alla croce di vetta della cima Valdritta, a quota 2218 metri, punto più elevato della provincia di Verona, dopo 122 chilometri e 6 ore e 45 minuti totali dalla partenza. La bellezza di questi luoghi e la spontanea felicità fanno scordare fatica e stanchezza, nonostante la tanta strada percorsa. La vista spazia dal sottostante lago di Garda, alle montagne bresciane e bergamasche, alle Dolomiti di Brenta, al Pasubio e Carega.

Cima Valdritta, monte Baldo

Inizia a tirare vento e la temperatura è fresca. Con calma scatto numerose fotografie, in compagnia di Giovanni e Fabio.

In vetta con Giovanni e Fabio

In discesa ammiriamo un gruppo di camosci, che si muovono con disinvoltura fra gli scoscesi pendii.

Gruppo di camosci

Ringrazio chi mi sta sostenendo nella realizzazione di questo progetto, per il materiale tecnico, ma anche per la sintonia ed amicizia creati. Piovanello srl e Colbachini spa per il supporto, Su e Giù Sport per l’attrezzatura alpinistica, Aerelli Bike per l’attrezzatura ciclistica, il comune di Montegrotto Terme e la Medicina dello Sport di Padova per il sostegno.