Translagorai

La Translagorai è uno splendido percorso che si sviluppa nella catena più estesa del Trentino, il gruppo dei Lagorai, selvaggio, poco abitato e con rari punti d’appoggio. La partenza è dal parcheggio di Panarotta, l’arrivo a passo Rolle, con un itinerario di circa 80 km ed oltre 5000 metri di dislivello, generalmente percorso in 5/6 giorni.
Per me è un sogno che mi accompagna da almeno tre anni, sarà l’esperienza montana regina dell’annata!
Dopo poche ore di sonno in macchina, è già l’alba del 14 agosto e sono pronto con Gabriele.
Finalmente si parte!

Partenza da Panarotta
Partenza da Panarotta

La traversata si sviluppa prevalentemente a quote superiori ai 2000 metri, sulla cresta e sui versanti della catena dei Lagorai. Si sale subito sulla cima del Fravort, poi del Gronlait, i panorami spaziano fino alle Dolomiti di Brenta. Dai pressi del monte del Lago una cartolina.

Paesaggi da cartolina
Paesaggi da cartolina

Il tracciato si sviluppa su un sentiero stretto ma evidente. La mattinata e la temperatura sono ideali. Per ore non vediamo nessuno.

Translagorai
Translagorai

Ammiriamo il paesaggio dal Passo Cagnon di Sopra. Dietro Gabriele, compagno di corsa ed esperto ultrarunner, si vede il passo Cadin, che raggiungeremo con una corsetta in discesa e salita di buona camminata.

Gabriele al passo Cagnon di Sopra
Gabriele al passo Cagnon di Sopra

In lontananza si vedono i boschi abbattuti da Vaia nell’ottobre 2018, con la forza che la natura talvolta sprigiona, e che dovremmo ascoltare per cercare di vivere in armonia con essa.

In lontananza boschi abbattuti da Vaia
In lontananza boschi abbattuti da Vaia

La meta è ora il passo Manghen, buon punto di riferimento perché rappresenta un terzo circa dell’intero percorso; è il primo pomeriggio e stanno arrivando i primi nuvoloni. Entriamo nel rifugio, mangiamo e riempiamo le borracce, cercando di avere uno zainetto con tutto l’occorrente, ma il più leggero possibile.

Sosta a passo Manghen
Sosta a passo Manghen

Aggiriamo il monte Ziolera ed ammiriamo il lago delle Buse, ricordo nitidamente quando c’ero stato col papà circa 15 anni fa. Oltrepassiamo varie forcelle e laghetti, in questa zona ricca d’acqua che scorre sopra splendidi graniti.

Lago delle Buse
Lago delle Buse

Innanzi si eleva la cima delle Stellune, da raggirare grazie ad un alto e sassoso sentierino fra le marmotte che fanno capolino.

Cima delle Stellune
Cima delle Stellune

A Gabriele viene acidità di stomaco ed un po’ di stanchezza. Ci fermiamo qualche volta, si va verso sera; alla forcella Lagorai, sopra gli omonimi laghi, la scelta più arguta, non proseguiamo ma scendiamo insieme verso una struttura dove poter riposare.

Laghetti di Lagorai
Laghetti di Lagorai

Raggiungiamo il lontano rifugio sull’Alpe del Cermis, con circa 45 chilometri ed oltre 3000 metri di dislivello. È buio, ma siamo arrivati, dopo una giornata montana densissima con un susseguirsi di paesaggi straordinari, cosa si può chiedere di più? Veniamo accomodati in una camera. Doccia e riposo.
È ancora buio, suona la sveglia. Oggi mi incammino da solo, Gabriele preferisce non osare e tornare saggiamente verso valle. Io sto bene e riparto, frontalino e via di nuovo in salita, raggiungo all’alba la forcella Lagorai, aggiungendo così alla traversata circa 12 chilometri e 900 metri di dislivello.

Dopo una salita impegnativa ed un tratto in quota salto per la velocità un bivio e perdo 200 metri di quota, me ne accorgo e torno su deciso. Sto bene e su questo tratto pianeggiante ed in leggera discesa a quasi 2500 metri corro leggero su una mulattiera costruita molto probabilmente ai tempi della Prima Guerra Mondiale. Si sale poi verso la forcella Litegosa, da lì discesa ripida.

Passaggio su cengia erbosa
Passaggio su cengia erbosa

Dopo qualche arcigna salita e discesa arrivo a passo Sadole ed alla sua ampia mulattiera. Si può correre veloci in discesa verso i 1600 metri di malga Sadole, qui ci sono varie persone, ci salutiamo, è ferragosto. Alla malga mangio, prendo il cibo e nuove scorte d’acqua. Sono a due terzi del percorso, nel punto a minor quota.

Rifornimento a Malga Sadole
Rifornimento a Malga Sadole

Da qui parte la salita più lunga del percorso, la affronto con calma, e col timore che sia il sentiero errato, va in direzione opposta rispetto a quello segnato nella cartina; ma per fortuna la cartina è vecchia, il nuovo sentiero corretto.
A forcella Moregna l’incontro più bello della traversata, con un signore ormai anziano e con lo spirito vivace di un bambino. Continua a far complimenti per il buon passo, mi chiede una foto per ricordare questo luogo, sogna tante altre uscite montane ed augura una vita felice ad una coppia di fidanzati lì presente. Riparto col sorriso.
Prima di arrivare al bivacco “Paolo e Nicola” inizio a sentire la prima stanchezza organica. So che devo stare attento all’alimentazione, a mantenere il giusto ritmo per non affaticarmi troppo e contemporaneamente per non attardarmi. Aggiro cima Cece, si vedono per la prima volta le Pale di San Martino!

Panorama sulle Pale di San Martino
Panorama sulle Pale di San Martino

Poco più avanti, un laghetto con un po’ di neve, è un incanto.

Laghetto sotto cima Valbona
Laghetto sotto cima Valbona

Le batterie iniziano ad essere scariche, ma il punto più alto del percorso, il bivacco “Aldo Moro” con i suoi 2565 metri, è ormai vicino. Dentro alcuni scout dormono; ne ammiro lo spirito d’avventura e riparto, la prossima notte potrò riposare anch’io.

Il bivacco Aldo Moro
Il bivacco Aldo Moro

Ricordo di avere un cellulare, a sorpresa prende e riesco a sentire Gabriele che è rientrato a passo Rolle con un’altra avventura a piedi e con vari mezzi di trasporto, ma sta bene e questo è l’importante.
Ecco finalmente l’ultima salita, porta alla forcella Colbricon; un camoscio mi fa stupire ancora una volta.

Incontro con un camoscio
Incontro con un camoscio

Discesa ripida ai laghi ed al rifugio Colbricon, poi l’ultimo breve tratto, corricchio alla velocità di una camminata. Si sta concludendo così questa stupenda due giorni, con circa 93 chilometri e 6300 metri di dislivello. Ormai è fatta!

E' fatta!
E’ fatta!

Vedo Gabriele e festeggiamo la fine dell’avventura, la felicità si legge negli occhi.

Arrivo a passo Rolle
Arrivo a passo Rolle

Questa densa esperienza è volata, scriverla mi ha fatto emozionare nuovamente, ed il desiderio di tornare dove si tocca il cielo ritorna. Lì mi sento volare, mi da voglia di vivere ed affrontare con ancor più energia le sfide e gli impegni nel lavoro e nella vita di tutti i giorni.

Contatto Beatrice e la mia famiglia, è andato tutto bene. Ci rivediamo presto.
Ora sono a Panarotta, in macchina. Gabriele torna a casa, è tardi. Io dormo in macchina, sotto la pioggia, di un sonno profondo e felice. Torno domani, intanto resto quassù.

In questo momento di emergenza sanitaria, il pensiero a ciò che più ci piace ed ai nostri sogni, può farci ritrovare il sapore genuino delle esperienze passate, apprezzando il presente nel calore degli affetti familiari e aspettando un vicino futuro per poter di nuovo prendere il volo!

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