In vetta alle province del Veneto: provincia di Belluno, da Alano di Piave a Punta Penia

Mercoledì 26 settembre la sveglia suona alle 2. Dopo un’abbondante colazione, si parte per salire l’ultima provincia veneta, raggiunta all’interno del progetto “In vetta alle province del Veneto”. L’ascensione prevede la salita dal punto altimetricamente più basso a quello altimetricamente più alto della provincia di Belluno, la più impegnativa, e che regalerà una giornata memorabile. Il cielo è stellato e la temperatura di 8 gradi. La partenza inizia dal comune di Alano di Piave. Salgo sulla bici da corsa, sono le 4.20. La meta è punta Penia con i suoi 3343 metri, punto più elevato del massiccio della Marmolada, della provincia di Belluno e della regione Veneto.

Partenza da Alano di Piave
Partenza da Alano di Piave

La prima parte del tracciato segue il corso del fiume Piave, è notte ed il silenzio è rotto solo dal passaggio di qualche auto e dagli incitamenti di mio fratello Giovanni che fedelmente mi segue in macchina, rifornendomi di liquidi ed alimenti durante tutta la strada.

Ripenso alle scorse avventure, alla fortuna di poter inseguire sogni nei quali sono immerso nella natura, con il desiderio di spostarmi senza motore, come facevano centinaia e migliaia di anni fa gli abitanti di queste valli. Pedalo di buona lena, fa fresco e mi vesto un po’ di più.
Lasciato il vallone bellunese, l’itinerario prosegue verso Agordo. Le prime luci dell’alba sopraggiungono ad Alleghe, situato accanto al bellissimo lago incoronato dalla mitica parete ovest del Civetta.

La salita prosegue fino a malga Ciapela, da dove parte lo strappo più ripido che porterà a passo Fedaia. Nel tratto finale è uno spettacolo salire verso il cielo terso, alternando tratti sulla sella ad altri in piedi sui pedali.

Salita verso passo Fedaia
Salita verso passo Fedaia

Arrivato al lago di Fedaia, appare in tutta la sua bellezza la Marmolada.

Lago di Fedaia e gruppo della Marmolada
Lago di Fedaia e gruppo della Marmolada

Lascio la bici dopo 5 ore e 40 minuti di pedalata. E’ l’ora di una buona merenda, mi cambio e si riparte a piedi dai 2090 metri del parcheggio.

La salita verso il rifugio Pian dei Fiacconi avviene su sentiero ben segnato e davanti inizia a vedersi la via di salita! Si vedono nitidamente Punta Rocca e Punta Penia.

Salita a monte del rifugio Pian dei Fiacconi
Salita a monte del rifugio Pian dei Fiacconi

Superato il rifugio, si lascia la traccia dirigendosi verso il ghiacciaio, che si presenta privo della neve invernale, con una viscida superficie di ghiaccio vivo.

Indossiamo ramponi, imbrago e corda, si prosegue lenti a causa del terreno impervio e dei crepacci da superare con cautela.

Terminato il ghiacciaio si cambia attrezzatura, preparandosi alla breve ferrata che porta alla cresta sommitale.

Inizio della via ferrata
Inizio della via ferrata

Terminata la ferrata, e indossata nuovamente l’attrezzatura da ghiacciaio, saliamo l’ultimo tratto, la meta è vicina e la bellezza di questi luoghi ha tenuto lontana la stanchezza, aumentando il sorriso.

Sono le 14:45 e dopo 105 chilometri, 10 ore e 25 minuti di attività e 3200 metri di dislivello positivo, sono sulla cima più elevata delle Dolomiti, intorno è un paradiso di vette, di colori, una pace ed un silenzio infiniti.

Arrivo su punta Penia
Arrivo su punta Penia

Lì accanto il piccolo rifugio, un insieme di massi, la croce di vetta. Sembra un luogo extraterrestre.

Paesaggio lunare su punta Penia
Paesaggio lunare su punta Penia

Ringrazio tutti coloro che mi stanno sostenendo nella realizzazione di questo progetto: Piovanello srl, Colbachini spaSu e giù Sport, Aerelli Bike, il comune di Montegrotto Terme e la Medicina dello Sport di Padova.

E ringrazio soprattutto mio fratello con cui c’è un’intesa che auguro di sperimentare a tutti!

Sulla vetta con Giovanni. Dietro il Sella, Sassolungo e Sassopiatto.
Sulla vetta con Giovanni. Dietro il Sella, Sassolungo e Sassopiatto.

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