Altavia dell’Alpago

Il 21 giugno viene definito il giorno più lungo dell’anno, per il maggior numero di ore di luce.

La giornata prevista è buona, ed i fratelli Stefano e Giovanni finalmente possono compiere un’uscita pensata dal 2015. E’ l’altavia dell’Alpago, la numero 7, intitolata all’austriaco Lothar Patéra, grande pioniere dell’alpinismo che, all’inizio del Novecento, si dedicò all’esplorazione di montagne poco conosciute, selvagge, caratterizzate da lunghe marce di avvicinamento. Essa si sviluppa per la quasi totalità sul filo della cresta che va dal monte Dolada al monte Cavallo, tra il bacino del Piave e del Vajont-Cellina, tra le province di Belluno e Pordenone. Questo gruppo montuoso, che conta circa una trentina di cime, circonda la conca dell’Alpago, caratterizzata da prati e boschi che scendono verso il lago di Santa Croce.
L’altavia si mantiene ad una quota media di 2000 metri circa, con difficoltà su roccia che non vanno mai oltre il II grado, ma ricca di punti con terreno misto di roccia ed erba, spesso esposti ed inclinati. L’itinerario è stato attrezzato con 3 ferrate, di cui la Costacurta, dietro il monte Teverone, è la più lunga ed impegnativa. La segnaletica è buona, però bisogna prestare attenzione a non perdere la giusta direzione in alcuni crocevia segnalati solo parzialmente.

La partenza è situata al rifugio Dolada, e l’arrivo nel paese di Tambre. Sono previste 5 tappe, ma il desiderio, con lo zaino leggero, è di concludere l’altavia in giornata. La lunghezza è di circa 40 km, il dislivello si aggira sui 3500 D+, ma l’asprezza del terreno rende questi valori meno severi della realtà. Si raggiunge la quota massima verso la fine del percorso, sul Cimon del Cavallo, a quota 2251 metri.
Dopo meno di 4 ore di sonno in auto, la sveglia ci desta sotto un meraviglioso cielo stellato. Partiamo alle 3:35, affrontando la prima salita con il frontalino, fino alla forcella Dolada. Giunti in cresta, che da qui si percorrerà per quasi tutta la sua lunghezza, ci attende una magnifica alba. Il passaggio per la prima cima, il Col Mat, rievoca i pensieri delle ascese compiute negli scorsi anni su tutte le 29 cime che abbracciano la conca dell’Alpago, e che stavolta grazie all’altavia sogniamo di collegare, passando per la vetta o per le immediate vicinanze.

Verso le 6 guardiamo dietro a noi il cammino compiuto; in primo piano si vede la cresta percorsa dal Col Mat e sullo sfondo il lago di Santa Croce tra il Pizzoc ed il Col Visentin.

Col Mat e lago di Santa Croce

In direzione opposta si staglia invece il Teverone, monte simbolo dell’Alpago, e più lontano si intravede la piana del Cansiglio, ricoperta da nuvole a bassa quota.

monte Teverone e Piana del Cansiglio

Con un traverso aggiriamo la valle, fino all’imbocco della ferrata Costacurta.

inizio ferrata Costacurta

Si alternano alcuni passaggi tecnici su roccia, a verdi corridoi sospesi a metà parete, sul versante friulano del monte Teverone.

traverso ferrata Costacurta

monte Teverone e Crep Nudo

Al termine di un canalino in salita si sbuca nuovamente sulla cresta, il tratto più impegnativo della giornata si è concluso bene ed in breve arriviamo al monte Fagoreit. Su cresta erbosa e rocciosa saliamo poi sul monte Crepon e passiamo sotto la cima del Crep Nudo.

monte Fagoreit

Siamo in moto da varie ore e si sente un po’ di stanchezza; riduciamo tutte le soste a pochi minuti perché la strada da percorrere è molta. I paesaggi sono magnifici, e l’umore molto buono perché queste montagne ci fanno sentire a casa e regalano scorci dove la natura ancora regna come regina indiscussa. Il sole picchia forte, ma le bevande e gli alimenti sono da utilizzare parsimoniosamente per tutto il percorso.
Lassù mi rendo conto di essere davvero piccolo rispetto al mondo. Siamo ospiti di uno spettacolo maestoso, immutato da millenni, ed ogni giorno diverso.

Saliamo sul Capel Grande, per raggiungere poi la forcella Venal.

forcella Fedarola

Il tempo di una foto e si riparte, stanno giungendo le nuvole, siamo nella zona più piovosa del Veneto. Grazie ad un traverso lungo il versante orientale del monte Venal, raggiungiamo in breve la forcella Fedarola. Il percorso continua attorno al monte Antander, fino al bivacco Toffolon, situato nei pressi della forcella Antander. Sono circa le 14 e finalmente ci aspetta il pranzo; prendiamo dallo zaino un panino ed una mela, la fame si sente e ci sembra un pranzo di nozze.

monte Antander

forcella Antander

Si riparte in salita, passando per la panoramica cima del monte Messer, da cui scendiamo per arrivare all’attacco della breve esposta ma spettacolare ferrata del monte Brutt Pass.

ferrata Brutt Pass

Le nuvole ci hanno raggiunto, ma non minacciano ancora pioggia; la temperatura è più mite.

Tra le erbe e le rocce crescono alcune meravigliose stelle alpine.

stelle alpine

Inizia ora un tratto ricchissimo di saliscendi, superiamo il monte Paster ed arriviamo al monte I Muri, da cui su una ripida semplice ferrata scendiamo verso la forcella Grava Piana. Questo tratto è per noi quello fisicamente più impegnativo, per la stanchezza accumulatasi. Saliamo sulla cima del monte Pianina, poi con un ripido canalino ed un passaggio esposto superiamo il versante orientale del monte Sestier. La roccia calcarea è solida ed il piede fermo. Una ripida discesa ci conduce alla forcella Sestier, da cui proseguiamo verso la forcella val Grande; innanzi a noi la morfologia del crinale è più dolce, corriamo, piove, ed il sorriso cresce.

forcella Val Grande

Con un traverso nella parte superiore della val Salatis, giungiamo al bivacco posizionato nell’evidente forcella Laste, ed in un paio di minuti al sottostante rifugio Semenza. La pioggia ormai è terminata, e per la prima volta dopo una giornata di cammino vediamo esseri umani. Sono le 20:00, ci restano ancora tre cime e tutta la discesa. Ma ormai siamo sereni perché si tratta solo di salire gli ultimi 500 metri di dislivello.

Ripartiamo dal rifugio mentre il cielo lascia intravedere un po’ di luce fra le nuvole. Arriviamo sul monte Laste, sullo sfondo i monti Cornor, Castelat e Guslon, patria dello sci d’alpinismo.

monte Laste

Sul Cimon del Cavallo incontriamo un trail runner, seguito da un amico; la mattina, prima del lavoro, e la sera, al suo termine, è salito velocemente da Pian Cavallo come allenamento. Parliamo di montagna. Poi ci rimettiamo in cammino, scendiamo alla forcella del Cavallo, per affrontare quindi l’ultima salita, fino al Cimon di Palantina. Da lì, col frontalino acceso, scendiamo alla casera Palantina, tuffandoci finalmente nella meravigliosa faggeta del bosco del Cansiglio. E’ tardi e corriamo, gli amici di Chies d’Alpago ci stanno aspettando in piazza a Tambre. Passiamo per la malga Pian de le Lastre, la località Col Indes, e finalmente alle 23:25 arriviamo alla nostra meta.

E’ stata una giornata dai mille panorami ed il coronamento delle tante escursioni sull’Alpago. Una giornata con tanti scambi con mio fratello, che ci ha richiesto impegno, e ci ha regalato un ricordo indelebile.

A Tambre chiacchieriamo davanti ad una tazza di the, poi rientriamo assieme in macchina al punto di partenza. Nel prato da cui spiccano il volo parapendii e deltaplani, accanto al rifugio Dolada, ammiriamo il cielo stellato, cercando di riconoscere il maggior numero di costellazioni. Ci salutiamo con entusiasmo, al termine di una giornata memorabile.

Arriviamo a casa alle 3:30. Sono trascorse 24 ore, un profondo sonno ci aspetta. Magari, pochi minuti più tardi, il pensiero salirà ancora lassù tra le vette.