In vetta alle province del Veneto: provincia di Vicenza, da Noventa Vicentina a cima Dodici

Il 13 ottobre la giornata inizia con una nebbia imprevista. Ci rechiamo nel punto più basso della provincia di Vicenza, situato nel comune di Noventa Vicentina, al confine con la provincia di Padova. E’ da poco scoccato mezzogiorno. Finalmente il sole è emerso dalla nebbia e la temperatura è ideale. Si parte!

Partenza da Noventa Vicentina

Dopo pochi chilometri mi immetto nella Riviera Berica, trafficata ma…dritta. Scortato dal fratello Giovanni, con cui spesso scambio qualche battuta, passo per il paese di Longare, e poco dopo davanti “La Rotonda”, meravigliosa villa palladiana. In breve arrivo a Vicenza, la gamba gira molto bene. Il centro città è molto trafficato, ma con la circonvallazione che passa davanti alla stazione riesco a superarlo senza problemi. Nel traffico però perdo il contatto con mio fratello, a bordo dell’ammiraglia di famiglia, che mi raggiungerà nuovamente all’inizio della salita.

Oltrepassata Vicenza, la direzione mira ora alle montagne! Passo per Villaverla ed a Thiene lascio la strada principale per qualche chilometro. Superato il paese di Carrè, mi ricollego alla strada che porta verso Tresche Conca. Inizia qui il Costo, famosa salita che collega l’autostrada A31 con l’Altopiano di Asiago. Con un fastidioso mal di stomaco, salgo agile, poi una macchina mi affianca; è il mio allenatore Fabio, che mi accompagnerà con Giovanni fino all’arrivo.

La strada entra nel bosco, e la prima lunga salita termina a Tresche Conca. E’ emozionante entrare per la prima volta in bici sull’Altopiano dei Sette Comuni.

Tresche Conca

Da qui scendo nella conca dell’altopiano, poi la strada risale a Canove. Presa la direzione per il passo Vezzena, passo per Camporovere, lasciando la bici da corsa all’imbocco della salita sterrata che porta a malga Galmarara. Dopo un panino alla marmellata salgo in sella alla mountain bike.

Partenza in MTB

La salita porta verso malga Galmarara. E’ divertente, presenta una pendenza pedalabile su fondo sconnesso e con qualche strappo più impegnativo. Il foliage dei faggi è maestoso, spesso tra una pedalata e l’altra ne contemplo la bellezza.

Paesaggio autunnale
Salita verso malga Galmarara

Superata malga Galmarara, arrivo a Bivio Italia, dopo 12,5 chilometri e 1000 metri di dislivello. Inizio ad essere stanco, ma da qui si vede ormai vicina cima Dodici, meta di questa giornata di sport.

Bivio Italia e cima Dodici

Lascio la MTB dopo un chilometro, all’imbocco del sentiero che ripidamente porta a cima Dodici.

Inizio trail running

Conosco bene la salita, che sale tra doline, mulattiere costruite durante la Prima Guerra Mondiale, pini mughi alternati a piccole radure e distese rocciose. Corro nei tratti meno pendenti, cammino su quelli più ripidi.

Sulla sommità di cima Dodici, a 2336 metri di quota, ad attendere c’è uno splendido tramonto.
Dopo 109 chilometri, 6h50’ di attività, 2600 metri di dislivello positivo, la vista spazia senza un confine, si perde tra le Dolomiti di Brenta ed il gruppo dell’Adamello; sotto, nelle tenebre, l’altopiano di Asiago e la Valsugana.

In compagnia di Giovanni e Fabio, ammiriamo questi scenari, che ci rimarranno indelebilmente impressi nella mente.

Arrivo su cima Dodici
Panorama al tramonto

In vetta alle province del Veneto: provincia di Verona, da Castagnaro al monte Baldo

Venerdì 29 settembre la sveglia suona presto. E’ ancora buio, e con l’auto mi reco al punto più basso della provincia di Verona, situato nel comune di Castagnaro, al confine con la provincia di Rovigo. E’ la quarta tappa del progetto “In vetta alle province del Veneto”, nella quale attraverserò tutta la provincia di Verona, da sud-est a nord-ovest, dal comune di Castagnaro, alla cima del monte Baldo.

Partenza, Castagnaro

Dopo la partenza, per molti chilometri mi addentro nella Bassa Veronese, tra lande sperdute che non mi aspettavo fossero così estese. Spesso mio fratello Giovanni mi affianca in auto, scambiamo qualche battuta, la sintonia è elevata e questo rende allegra la pedalata.

Passo per Cerea e Bovolone, in mezzo a campi di tabacco e risaie; una leggera brezza mi accompagna.

In due ore esatte dalla partenza entro a Verona, tutto è filato liscio. E’ un giorno feriale ed il traffico è abbastanza intenso e non sono indenne da qualche semaforo rosso. Le indicazioni stradali sono scarse e nonostante a casa la progettazione dell’itinerario fosse stata meticolosa, a Parona sbaglio strada, addentrandomi verso la Valpolicella. In mezzo a tanti vigneti si nascondono lunghi saliscendi, che mi fanno perdere mezzora e riportano il pensiero al primo canto della Divina Commedia, che inizia con i seguenti versi:
“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.”

Dopo una piccola sosta entro nella valle dell’Adige, passo vicino a Rivoli Veronese, arrivando alla base della salita. Ci raggiunge anche Fabio, allenatore e compagno d’avventura in varie escursioni montane. La gamba gira bene e la temperatura è ideale. In numeri la salita è lunga 23 km, il dislivello è di 1300 metri, la pendenza media è del 5,7%. Incontro moltissimi ciclisti fino a Spiazzi, la pendenza è costante ed agilmente pedalabile. Da qui prendo una stradina stretta e poco trafficata, che sale costante in mezzo a verdi pascoli, facendomi evitare la breve discesa a Ferrara di Monte Baldo. Poco lontano, una poiana avanza maestosa. Mi ritrovo sulla strada principale; da qui la salita si fa più impegnativa, con pendenze prossime al 10%.

Passo vicino all’Osservatorio Astronomico ed al Giardino Botanico del monte Baldo, poi le malghe e le nuvole mi scortano durante la salita.

Sui pedali in salita

Il tratto finale è molto ripido, ma la meta ormai vicina.

Massima pendenza

Lascio la bici a quota 1552 metri, all’imbocco del sentiero numero 652.

Partenza del sentiero

Scarpe leggere da trail running e si inizia a salire sul ripido sentiero. Il bosco di faggio lascia in breve spazio ai pini mughi. Entro nella val Campione, che ripidamente porta verso la cresta. A 2000 metri di quota sbuco fuori dalle nuvole, il paesaggio è maestoso.

Prima dell’ultima rampa la pendenza diminuisce, finalmente si riesce a correre di nuovo.

Trail running verso la vetta

Dal mare di nuvole si scorgono solo le cime più alte.

Guglie con Pasubio e Carega sullo sfondo

L’ultimo strappo porta alla croce di vetta della cima Valdritta, a quota 2218 metri, punto più elevato della provincia di Verona, dopo 122 chilometri e 6 ore e 45 minuti totali dalla partenza. La bellezza di questi luoghi e la spontanea felicità fanno scordare fatica e stanchezza, nonostante la tanta strada percorsa. La vista spazia dal sottostante lago di Garda, alle montagne bresciane e bergamasche, alle Dolomiti di Brenta, al Pasubio e Carega.

Cima Valdritta, monte Baldo

Inizia a tirare vento e la temperatura è fresca. Con calma scatto numerose fotografie, in compagnia di Giovanni e Fabio.

In vetta con Giovanni e Fabio

In discesa ammiriamo un gruppo di camosci, che si muovono con disinvoltura fra gli scoscesi pendii.

Gruppo di camosci

Ringrazio chi mi sta sostenendo nella realizzazione di questo progetto, per il materiale tecnico, ma anche per la sintonia ed amicizia creati. Piovanello srl e Colbachini spa per il supporto, Su e Giù Sport per l’attrezzatura alpinistica, Aerelli Bike per l’attrezzatura ciclistica, il comune di Montegrotto Terme e la Medicina dello Sport di Padova per il sostegno.

In vetta alle province del Veneto: provincia di Treviso, dal fiume Sile al monte Grappa

Sabato 19 agosto è la volta della seconda tappa del progetto “In vetta alle province del Veneto”. Dopo alcuni giorni torridi, è la prima mattinata più fresca.

La partenza è situata nel punto più basso della provincia di Treviso, nel comune di Roncade, a soli due chilometri dalla foce del fiume Sile; l’arrivo sarà sulla cima del monte Grappa, massima elevazione della provincia trevigiana.

partenza da Roncade, sul fiume Sile
partenza da Roncade, sul fiume Sile

I primi chilometri sono caratterizzati da distese di campi, che lambiscono il Sile, il fiume di risorgiva più lungo d’Italia. Il sole si alterna ad alcune nuvole, la temperatura è gradevole. Attraverso i paesi di Casale sul Sile e Casier, arrivando infine alle mura della città di Treviso. Lasciata la città la pedalata acquista maggiore spinta, mirando alle montagne che ora appaiono più vicine, superando Falzè ed entrando a Montebelluna. In questo tratto le nuvole hanno assunto una fisionomia più severa, nelle montagne si scorgono alcuni fulmini.

La strada presenta ora alcuni saliscendi, che scorrono lungo il bordo meridionale delle colline asolane, dove iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. Dopo San Zenone degli Ezzelini, a pochi chilometri dall’inizio della salita vera e propria, l’itinerario prosegue a destra per Mussolente, dove un forte acquazzone mi costringe ad indossare la mantellina. Arrivato a Semonzo la situazione meteorologica migliora, e qualche squarcio di sereno dà il via alla salita che porta al rifugio Bassano. E’ stupendo salire lungo la cronoscalata affrontata durante il Giro d’Italia del 2014, pensando a come volano sulle ripide rampe, e stimolato a dare il meglio. Sono 18,5 chilometri al 8,3% di media, con 1530 metri di dislivello. La salita è costante, come il supporto di mio fratello, che dalla partenza mi sostiene a bordo dell’ammiraglia. Nella seconda parte si presentano un paio di strappi più ripidi, ma l’arrivo è ormai vicino. Al termine della strada, dopo il veloce cambio scarpe presso il rifugio Bassano, una corsa lungo la scalinata mi porta sulla cima; si scorgono le cime soprastanti l’altopiano di Asiago, le vette feltrine, le colline asolane, la pianura trevigiana fino quasi al punto di partenza, situato a 90 chilometri di distanza e lasciato 4 ore e 38 minuti prima.

massiccio del monte Grappa
massiccio del monte Grappa
salita da Semonzo al monte Grappa
salita da Semonzo al monte Grappa

Siamo di fronte alla via degli Eroi, su di un territorio dove solo un secolo fa si combatteva duramente la prima guerra mondiale, lungo il fronte tra l’Italia e l’impero austro ungarico, una storia che mi fa riflettere sul valore della libertà e della pace, uno sprono per impegnarsi a fare nel migliore dei modi la propria parte. Un luogo da visitare!

Sacrario Militare del monte Grappa
Sacrario Militare del monte Grappa
Alta Via degli Eroi
Alta Via degli Eroi
fratelli con vista sul rifugio Bassano
fratelli con vista sul rifugio Bassano

Ora si ritorna…alla prossima avventura!

In vetta alle province del Veneto: provincia di Padova, dalla spiaggia della Boschettona al monte Venda

Domenica 30 luglio, alle 8 di mattina, ha preso il via il progetto “In vetta alle province del Veneto”, con la salita dalla spiaggia della Boschettona al monte Venda, che rappresentano il punto altimetricamente più basso e più alto della provincia di Padova.

spiaggia della Boschettona
spiaggia della Boschettona

In un periodo dalle temperature torride, è l’unica mattina che inizia con qualche goccia di pioggia, che va via via diminuendo, per lasciare spazio al sole.

L’emozione ed il desiderio di partire sono molto alti, così, dopo aver ammirato l’unica spiaggia della provincia di Padova, poco conosciuta ma certamente affascinante per gli amanti della natura, sono partito verso l’entroterra ed i colli Euganei. A scortarmi con l’auto il fratello e la fidanzata, che mi incoraggiano durante il percorso.
Il tragitto si sviluppa molto bene, nei primi chilometri c’è un vento fastidioso che lascia poi però spazio ad una maggior calma, accompagnata da una fresca temperatura. Lasciato il comune di Codevigo, di dimensioni notevoli, proseguo verso Arzergrande; all’improvviso, in una rotonda, scivolo a causa dell’asfalto bagnato. Mi rialzo subito, e riparto, tornando alla velocità di crociera precedente.
Alternati a campi verdeggianti, si susseguono Arzerello, Campagnola, Bovolenta, Pontemanco, Due Carrare, lasciando i principali corsi d’acqua ed arrivando quindi in prossimità della zona termale e dei colli Euganei.
Per un paio di chilometri mi segue una coppia di ciclisti, poi, dopo Battaglia Terme, prendiamo strade diverse. Questa è la zona di tantissimi allenamenti, mi sento a casa, tra i colli percorsi infinite volte.
A Galzignano inizia la salita della Cengolina, c’è molta gente ed incontro molti appassionati della bicicletta. Addentrandomi nel bosco, con pedalata agile arrivo al passo del Roverello, quindi con pochi altri pochi minuti di salita fino a casa Marina, situata a 327 metri di quota, dove lascio la bici ed indosso le scarpe da trail.
Da qui inizia la salita di corsa; dopo poche centinaia di metri, lasciata la strada, il sentiero si impenna verso la vetta del monte Venda. Dopo la bici la muscolatura sotto sforzo è diversa e si sente un po’ di pesantezza, ma la meta è vicina ed il sole comparso da poco porta il sorriso. Al termine del bosco di castagno, appare repentinamente il monastero degli Olivetani, punto sommitale raggiungibile dei colli Euganei, a circa 600 metri di quota.

La vista spazia su tutti i colli Euganei e sulla pianura Si vede anche la laguna da cui 2 ore e 13 minuti prima ero partito.

arrivo sul monte Venda
arrivo sul monte Venda

A sorpresa incontriamo dei volontari che stanno sistemando il monastero degli Olivetani; molte macerie presenti una decina d’anni fa sono scomparse, lasciando spazio a bellissimi fiori. E’ un piacere ascoltare la volontà riposta in quest’opera di rinascita di un luogo meraviglioso, che vi invito a visitare!

ruderi del monastero degli Olivetani
ruderi del monastero degli Olivetani
panorama dal monte Venda
panorama dal monte Venda
monte Venda con panorama sul monte Rua
monte Venda con panorama sul monte Rua
volo dal monte Venda
volo dal monte Venda

Zufallspitze

Il 12 luglio è una splendida giornata, la sveglia suona dopo poche ore di sonno trascorse in macchina al parcheggio di malga Mare, nell’alta val di Pejo.

La meta è la Zufallspitze, antecima del Cevedale.

In compagnia di Francesco ed Andrea, amici alpinisti di Trento e Bologna, saliamo di buon passo, nell’ampia val Venezia, modellata dall’azione dei ghiacciai. Passiamo per il rifugio Larcher al Cevedale, arrivando poi al passo della Forcola, da cui si apre la vista sulla val Martello, Ortles, ed a sinistra sulla cresta che percorreremo per arrivare ai 3757 metri della Zufallspitze.

Zufallspitze dal passo della Forcola

Dopo una breve sosta per scattare qualche fotografia, ripartiamo entusiasticamente. Le condizioni del terreno sono ideali. Lungo la salita troviamo solo qualche lembo di neve dello scorso inverno, ed i ghiacciai presentano già ampie aree di ghiaccio vivo. La salita si svolge quasi interamente sull’ampia cresta, lungo una traccia spesso ben visibile. Si mette piede sul ghiacciaio un paio di volte, una verso l’inizio, per superare un tratto aspro della cresta, ed una a quota 3550 metri, attraversando il lembo di ghiaccio che ancora collega la vedretta della Forcola con quella de La Mare.
L’ampia cresta permette di avanzare speditamente, solo poche volte serve utilizzare le mani per procedere, prestando particolare attenzione ai passaggi esposti presenti nei pressi della vetta.

Arriviamo dopo 3 ore e mezza dalla partenza. Dalla cima la vista spazia a 360°, sul gruppo dell’Ortles-Cevedale, sulle più lontane Alpi Venoste, sul Bernina e sulle Dolomiti di Brenta.

monte Cevedale
Zufallspitze con panorama su Ortles e Gran Zebrù
in vetta con Francesco e Andrea
panorama sui ghiacciai della val Martello

La temperatura è mite, ci fermiamo quasi un’ora a contemplare il paesaggio, in cima il tempo corre sempre veloce.

Scendiamo a valle per l’ora di pranzo, gustando la giornata vissuta, e progettando nuove salite.

Altavia dell’Alpago

Il 21 giugno viene definito il giorno più lungo dell’anno, per il maggior numero di ore di luce.

La giornata prevista è buona, ed i fratelli Stefano e Giovanni finalmente possono compiere un’uscita pensata dal 2015. E’ l’altavia dell’Alpago, la numero 7, intitolata all’austriaco Lothar Patéra, grande pioniere dell’alpinismo che, all’inizio del Novecento, si dedicò all’esplorazione di montagne poco conosciute, selvagge, caratterizzate da lunghe marce di avvicinamento. Essa si sviluppa per la quasi totalità sul filo della cresta che va dal monte Dolada al monte Cavallo, tra il bacino del Piave e del Vajont-Cellina, tra le province di Belluno e Pordenone. Questo gruppo montuoso, che conta circa una trentina di cime, circonda la conca dell’Alpago, caratterizzata da prati e boschi che scendono verso il lago di Santa Croce.
L’altavia si mantiene ad una quota media di 2000 metri circa, con difficoltà su roccia che non vanno mai oltre il II grado, ma ricca di punti con terreno misto di roccia ed erba, spesso esposti ed inclinati. L’itinerario è stato attrezzato con 3 ferrate, di cui la Costacurta, dietro il monte Teverone, è la più lunga ed impegnativa. La segnaletica è buona, però bisogna prestare attenzione a non perdere la giusta direzione in alcuni crocevia segnalati solo parzialmente.

La partenza è situata al rifugio Dolada, e l’arrivo nel paese di Tambre. Sono previste 5 tappe, ma il desiderio, con lo zaino leggero, è di concludere l’altavia in giornata. La lunghezza è di circa 40 km, il dislivello si aggira sui 3500 D+, ma l’asprezza del terreno rende questi valori meno severi della realtà. Si raggiunge la quota massima verso la fine del percorso, sul Cimon del Cavallo, a quota 2251 metri.
Dopo meno di 4 ore di sonno in auto, la sveglia ci desta sotto un meraviglioso cielo stellato. Partiamo alle 3:35, affrontando la prima salita con il frontalino, fino alla forcella Dolada. Giunti in cresta, che da qui si percorrerà per quasi tutta la sua lunghezza, ci attende una magnifica alba. Il passaggio per la prima cima, il Col Mat, rievoca i pensieri delle ascese compiute negli scorsi anni su tutte le 29 cime che abbracciano la conca dell’Alpago, e che stavolta grazie all’altavia sogniamo di collegare, passando per la vetta o per le immediate vicinanze.

Verso le 6 guardiamo dietro a noi il cammino compiuto; in primo piano si vede la cresta percorsa dal Col Mat e sullo sfondo il lago di Santa Croce tra il Pizzoc ed il Col Visentin.

Col Mat e lago di Santa Croce

In direzione opposta si staglia invece il Teverone, monte simbolo dell’Alpago, e più lontano si intravede la piana del Cansiglio, ricoperta da nuvole a bassa quota.

monte Teverone e Piana del Cansiglio

Con un traverso aggiriamo la valle, fino all’imbocco della ferrata Costacurta.

inizio ferrata Costacurta

Si alternano alcuni passaggi tecnici su roccia, a verdi corridoi sospesi a metà parete, sul versante friulano del monte Teverone.

traverso ferrata Costacurta

monte Teverone e Crep Nudo

Al termine di un canalino in salita si sbuca nuovamente sulla cresta, il tratto più impegnativo della giornata si è concluso bene ed in breve arriviamo al monte Fagoreit. Su cresta erbosa e rocciosa saliamo poi sul monte Crepon e passiamo sotto la cima del Crep Nudo.

monte Fagoreit

Siamo in moto da varie ore e si sente un po’ di stanchezza; riduciamo tutte le soste a pochi minuti perché la strada da percorrere è molta. I paesaggi sono magnifici, e l’umore molto buono perché queste montagne ci fanno sentire a casa e regalano scorci dove la natura ancora regna come regina indiscussa. Il sole picchia forte, ma le bevande e gli alimenti sono da utilizzare parsimoniosamente per tutto il percorso.
Lassù mi rendo conto di essere davvero piccolo rispetto al mondo. Siamo ospiti di uno spettacolo maestoso, immutato da millenni, ed ogni giorno diverso.

Saliamo sul Capel Grande, per raggiungere poi la forcella Venal.

forcella Fedarola

Il tempo di una foto e si riparte, stanno giungendo le nuvole, siamo nella zona più piovosa del Veneto. Grazie ad un traverso lungo il versante orientale del monte Venal, raggiungiamo in breve la forcella Fedarola. Il percorso continua attorno al monte Antander, fino al bivacco Toffolon, situato nei pressi della forcella Antander. Sono circa le 14 e finalmente ci aspetta il pranzo; prendiamo dallo zaino un panino ed una mela, la fame si sente e ci sembra un pranzo di nozze.

monte Antander

forcella Antander

Si riparte in salita, passando per la panoramica cima del monte Messer, da cui scendiamo per arrivare all’attacco della breve esposta ma spettacolare ferrata del monte Brutt Pass.

ferrata Brutt Pass

Le nuvole ci hanno raggiunto, ma non minacciano ancora pioggia; la temperatura è più mite.

Tra le erbe e le rocce crescono alcune meravigliose stelle alpine.

stelle alpine

Inizia ora un tratto ricchissimo di saliscendi, superiamo il monte Paster ed arriviamo al monte I Muri, da cui su una ripida semplice ferrata scendiamo verso la forcella Grava Piana. Questo tratto è per noi quello fisicamente più impegnativo, per la stanchezza accumulatasi. Saliamo sulla cima del monte Pianina, poi con un ripido canalino ed un passaggio esposto superiamo il versante orientale del monte Sestier. La roccia calcarea è solida ed il piede fermo. Una ripida discesa ci conduce alla forcella Sestier, da cui proseguiamo verso la forcella val Grande; innanzi a noi la morfologia del crinale è più dolce, corriamo, piove, ed il sorriso cresce.

forcella Val Grande

Con un traverso nella parte superiore della val Salatis, giungiamo al bivacco posizionato nell’evidente forcella Laste, ed in un paio di minuti al sottostante rifugio Semenza. La pioggia ormai è terminata, e per la prima volta dopo una giornata di cammino vediamo esseri umani. Sono le 20:00, ci restano ancora tre cime e tutta la discesa. Ma ormai siamo sereni perché si tratta solo di salire gli ultimi 500 metri di dislivello.

Ripartiamo dal rifugio mentre il cielo lascia intravedere un po’ di luce fra le nuvole. Arriviamo sul monte Laste, sullo sfondo i monti Cornor, Castelat e Guslon, patria dello sci d’alpinismo.

monte Laste

Sul Cimon del Cavallo incontriamo un trail runner, seguito da un amico; la mattina, prima del lavoro, e la sera, al suo termine, è salito velocemente da Pian Cavallo come allenamento. Parliamo di montagna. Poi ci rimettiamo in cammino, scendiamo alla forcella del Cavallo, per affrontare quindi l’ultima salita, fino al Cimon di Palantina. Da lì, col frontalino acceso, scendiamo alla casera Palantina, tuffandoci finalmente nella meravigliosa faggeta del bosco del Cansiglio. E’ tardi e corriamo, gli amici di Chies d’Alpago ci stanno aspettando in piazza a Tambre. Passiamo per la malga Pian de le Lastre, la località Col Indes, e finalmente alle 23:25 arriviamo alla nostra meta.

E’ stata una giornata dai mille panorami ed il coronamento delle tante escursioni sull’Alpago. Una giornata con tanti scambi con mio fratello, che ci ha richiesto impegno, e ci ha regalato un ricordo indelebile.

A Tambre chiacchieriamo davanti ad una tazza di the, poi rientriamo assieme in macchina al punto di partenza. Nel prato da cui spiccano il volo parapendii e deltaplani, accanto al rifugio Dolada, ammiriamo il cielo stellato, cercando di riconoscere il maggior numero di costellazioni. Ci salutiamo con entusiasmo, al termine di una giornata memorabile.

Arriviamo a casa alle 3:30. Sono trascorse 24 ore, un profondo sonno ci aspetta. Magari, pochi minuti più tardi, il pensiero salirà ancora lassù tra le vette.

Progetto Montegrotto Terme – Marmolada

Il racconto di un’idea divenuta realtà.

Fin da bambino mi piaceva moltissimo stare all’aperto e correre nella natura. Ho continuato a maturare un forte legame con l’ambiente e nella pratica degli sport che vi si addentrano, senza motori, ma con la passione e l’impegno che ne permettono un contatto diretto e rigenerante, nei panorami dagli spazi sconfinati. Col passare degli anni i sogni si sono moltiplicati, verso orizzonti nuovi, che uniscono natura e fantasia con lo sport.

conferenza stampa
conferenza stampa

Venerdì 28 ottobre sono partito a mezzanotte dal comune di Montegrotto Terme, dopo i saluti con tutti i presenti, per unire due entità a me particolarmente care: il comune di residenza, al quale sono particolarmente affezionato, con il ghiacciaio della Marmolada, il più esteso delle Dolomiti, dove l’anno scorso ho svolto la tesi di laurea e pratico alpinismo e sci. Ho unito questi due tasselli con lo sport, percorrendo il tragitto fino a passo Fedaia in bici, e da lì al rifugio Capanna al Ghiacciaio, situato a 2700 metri di quota, innanzi al ghiacciaio della Marmolada, di corsa e camminata laddove le pendenze erano eccessivamente arcigne, componendo un puzzle che mi ha conferito una grande gioia.

partenza dal comune di Montegrotto Terme
partenza dal comune di Montegrotto Terme

Durante il tragitto sono stato accompagnato da due auto, una con mio fratello Giovanni e l’amico triatleta Michele, l’altra con il mio allenatore Fabio Scapin e l’amico corridore Michele; il loro aiuto è stato fondamentale, in termini di sicurezza, rifornimenti alimentari ed idrici, sostegno a tutto campo.

La temperatura mite, l’assenza di intoppi e la pedalata agile hanno permesso di guadagnare del tempo nelle prime ore di pedalata. Bellissimo pedalare nel silenzio e nel buio, sotto uno splendido cielo stellato! Entrati nella valle del Cordevole, alcuni splendidi cervi brucano prima dell’alba nei freschi prati. Avverto un po’, prima di Agordo, l’assenza di sonno nella notte, ma i primi lineamenti delle montagne che si innalzano dall’oscurità respingono ogni esitazione. La salita verso passo Fedaia, situato a 2057 metri di quota, si presenta impegnativa in particolare negli ultimi 5,5 km, dove la pendenza media supera l’11%, con le rampe finali con strappi oltre il 15%. Lasciati gli 0° del fondovalle, il sole ed una bellissima giornata si specchiano nel lago di Fedaia, nei pressi del quale lascio la bici e mi cambio per salire lungo il sentiero che porta verso la Marmolada. Le gambe non sono più fresche, ma la meta è vicina; innalzandomi dalla vallata emergono nella loro maestosità le cime che costellano la cresta della Marmolada, mentre alle spalle si elevano il Sella, il Sassolungo ed il Sassopiatto. All’arrivo il sapore di un sogno realizzato.

rifugio Capanna al Ghiacciaio
rifugio Capanna al Ghiacciaio
rifugio Capanna al Ghiacciaio
rifugio Capanna al Ghiacciaio
rifugio Capanna al Ghiacciaio
rifugio Capanna al Ghiacciaio

Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questa prima avventura: l’amministrazione comunale di Montegrotto Terme, Aerelli Bike, Un Sesto Acca, Elite.

Al gruppo podistico Turristi ed a tutti coloro che mi hanno incoraggiato in questo progetto, va il mio apprezzamento e sincero grazie.

super gelato
super gelato

Avventure di un’estate

Dallo sbocciare del primo fiore il tempo è volato, e l’estate ha offerto molte possibilità per renderla unica.

Giugno e luglio hanno permesso di compiere qualche gara in pista, e di raccogliere i personali sui 1500 a Trento, due giorni solo dopo la salita sul monte Similaun per dei rilievi glaciologici, con 4’07.72”, e sui 3000, dopo una splendida gara nel bellissimo meeting di Alba, correndo nella seconda batteria, e riuscendo a vincerla negli ultimi 100 metri, scendendo sotto il muro, fermando il cronometro in 8’59.64”. Prima del termine della stagione veloce in pista, avvenuto verso metà luglio, si sono corse anche alcune gare del circuito di corsa su strada Padova corre.

circuito Padova Corre
circuito Padova Corre

Il 16 luglio c’è stata poi la partenza per un viaggio bellissimo, stavolta in bici, che ci ha portato in 1550 km da Saccolongo a Cracovia, per partecipare alla giornata mondiale dei giovani, attraversando l’Austria, la Slovacchia, la Repubblica Ceca, per approdare infine in Polonia. Esperienza splendida per i paesaggi attraversati, le amicizie strette nel gruppo, l’incontro con i diversi popoli.

Cracovia
Cracovia

Ad agosto la partecipazione per la prima volta all’Highlander, gara ad eliminazione gremita di pubblico, corsa a Scorzè, con un inaspettato sesto posto finale, su circuito di 300 metri, da affrontare col piede sempre sull’acceleratore.

Nel mezzo di queste attività, qualche bella cima ha permesso di avvicinarsi al cielo, in particolare sul monte Rutor in val d’Aosta e sul Dom de Mischabel, massima elevazione interamente compresa nel territorio svizzero, con 4545 metri di quota, di fronte al monte Rosa ed al Cervino.

Sotto alcune foto, per tuffarsi nei ricordi e sognare nuove mete.

Dom de Mischabel
Dom de Mischabel
Testa del Rutor
Testa del Rutor
Cervino
Cervino

Benvenuto!

monte Bianco

Sono Stefano Benetton.

Amo cogliere la bellezza di quanto ogni giorno regala.

Mi piace salire, raggiungere cime dove l’aria è fresca e la vista spazia su panorami sconfinati.

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