Il Palio di Montagnana

Il Palio di Montagnana è conosciuto anche come Il Palio dei 10 Comuni. È una rievocazione storica che si svolge la prima domenica di settembre all’ombra delle mura medioevali, nata per festeggiare la liberazione della città dal dominio di Ezzelino III da Romano. Dopo secoli nei quali si perse questa tradizione, il palio riprese vita prima nel 1952, e poi con continuità dal 1977. Da allora l’appuntamento viene atteso trepidamente ogni anno, e lo storico palcoscenico riempito con variopinti costumi, rulli di tamburi, librarsi di bandiere, corsa dei gonfaloni e gara dei cavalli, che danno vita ad una splendida ed antica tradizione.

Questa ricorrenza è ancora oggi l’occasione per migliaia di persone di riunirsi per assistere ad uno spettacolo senza tempo.

Il pomeriggio della domenica arrivano anche le tanto attese corse dei cavalli e dei gonfalonieri. Partono prima le due concitate batterie dei cavalli, che dopo partenze false, testa a testa con sorpassi e talvolta cadute, decretano quali fantini possono accedere alla finale. Ogni comune partecipa con un proprio beniamino.

È quindi il turno dei gonfalonieri, corridori vestiti con abiti antichi e che sostengono il gonfalone del comune che rappresentano. Ed è anche la motivazione per cui ho avuto il piacere di approfondire la storia di questa splendida manifestazione e di viverla in prima persona. A settembre 2018 il palio è stato rimandato a causa del maltempo, e l’amico Michele, gonfaloniere del comune di Montagnana, impegnato per lavoro, mi ha chiesto di sostituirlo.
Il percorso si sviluppa su due rettilinei erbosi appena solcati dalla corsa dei cavalli, con due curve a 180°. Parecchie centinaia di persone sugli spalti in un’aria dove si respira quanto tutti i comuni ci tengano e desiderino fare del loro meglio. Parto nelle retrovie, e dopo la prima curva, trovandomi imbottigliato, mi sposto all’esterno provando a superare alcuni concorrenti. La seconda curva è decisiva, da lì parte l’ultimo allungo verso il traguardo. Attorno al campo incitamenti per tutti. Do il massimo e poco prima del traguardo riesco a raggiungere la seconda posizione! Davanti solo Bobbato, gloria dell’atletica italiana sugli 800 metri una decina di anni prima.

Nel 2019 una soleggiata e calda giornata ha fatto da cornice alla manifestazione.
La mia partenza nella gara dei gonfalonieri è stata migliore dell’anno precedente; alla seconda curva sono in terza posizione, di nuovo ultimo allungo a tutta, divengo primo ma aspetto dalle spalle l’arrivo di un ragazzo di livello nazionale con una fiorente carriera atletica davanti. Manca ormai poco, mi sorpassa veloce, e chiudo secondo, primo degli umani. Quest’anno tutta la squadra va alla grande, ci sono vari primi posti nelle altre discipline e dopo tanti anni…il Montagnana vince!!! È un evento e ci ritroviamo per festeggiare all’inizio di novembre.

Un ringraziamento particolare a Nicola, presidente dell’associazione, ed a tutto lo staff che si prodiga per tenere in vita e rendere bella questa manifestazione. Dove c’è impegno c’è bellezza, allora al comune di Montagnana ed a tutti i comuni coinvolti in questo meraviglioso palio, l’augurio di una vita lunga ancora tanti secoli!

L’appuntamento è ora domenica 6 settembre, per un tuffo nella storia ed una giornata di festa!!!

Gli 800 metri ed il muro dei 2 minuti

Per la stagione atletica del 2019 l’obiettivo è solo uno, in modo da poter concentrarmi nel poco tempo a disposizione fra il tanto lavoro: correre gli 800 metri sotto il muro dei 2 minuti. Nel 2018 ero più preparato, ed avevo corso alcune gare avvicinandomi all’obiettivo, che però mi era scappato per questione di centesimi.

Video dell’ultimo di nove 300 in allenamento

Rimandato al 2019, ho raccolto nella prima gara ad inizio maggio un 2’03’’, già buono per la discreta preparazione curata fino ad allora. Ricordo alcuni allenamenti in pausa pranzo con oltre 30 gradi ed altri serali con la pista deserta ed una buona determinazione.

Pista di atletica Colbachini
Pista di atletica Colbachini

Corro perché andare veloce e far esprimere il nostro piccolo o grande potenziale che sia, è bello, cercando di migliorare, e perché so che mi è utile nella vita, aiutandomi a non mollare mai!

Così in breve è arrivato il 13 giugno, con la seconda gara che vedo come occasione per migliorare di 1 o 2 secondi il risultato precedente, è il memorial Carbonchi a Sasso Marconi, fra le colline bolognesi. La serata è meteorologicamente perfetta e durante il viaggio con Daria ci tuffiamo in mille chiacchierate sugli allenamenti, gli amici di corsa, la gara che a breve ci aspetta.

Stavolta non è tardi e curo bene il riscaldamento. Sono in seconda batteria. La partenza è buona e mi inserisco nella prima metà del serpentone. Il passaggio al primo giro è in 59’’, leggermente lento, ancora in buona gestione. Siamo tutti vicini ed ho paura di restare chiuso ma fortunatamente siamo a metà del secondo giro e l’andatura cresce, nel rettilineo finale sempre vari sorpassi; tutti gli altri ragazzi hanno una decina di anni in meno ed il futuro atletico davanti, io invece rincorro questo obiettivo da un bel pezzo e visto che la gara ha preso la giusta direzione, la condizione è buona e lo spirito agonista mi sostiene, desidero dare il 100%. Aumento quanto posso fino alla riga del traguardo, chiudendo terzo e vicinissimo ai primi 2. Quando si riesce a dare il meglio è sempre un successo.

Incito la collega di corse nella sua bella gara. Il pubblico è caloroso e presente in abbondanza sugli spalti, il clima è amichevole come sempre in Emilia Romagna.

Durante il ritorno vengono caricati i risultati sul sito della fidal ed a sorpresa…è arrivato 1’59.66’’!!! Urlo di felicità, non mi sembra vero, l’ho raggiunto! È tardi ma chiamo subito il mio allenatore Fabio, che con gli allenamenti mirati ha contribuito in maniera preziosa a questo! Certamente c’è ancora un po’ di margine, avendo migliorato di 4 secondi dalla gara precedente, ma soddisfatto mando in pensione questa distanza, con un obiettivo raggiunto ed i pensieri che iniziano a spostarsi verso i 1500 metri, più adatti alle mie caratteristiche di resistenza.

Grazie alla maestra corsa, carburante ecologico e stimolante per una vita frizzante!

In vetta alla regione Veneto: da Venezia a Punta Penia

La giornata di sabato 13 ottobre è stata la realizzazione di un sogno!
Sono emozionato. Per gli anni che sono serviti a progettarla, avvicinarmi, ed infine viverla!

È l´ultimo canto del progetto “In vetta alle province del Veneto”. Dopo le 5 province montuose salite tra il 2017 ed il 2018, stavolta il collegamento mira ad unire Venezia, punto più basso e capoluogo della regione Veneto, al punto altimetricamente più alto, Punta Penia sul massiccio della Marmolada.

La sveglia suona all´1, poi colazione abbondante e trasferimento a Venezia. Dal piazzale Roma la partenza alle 3:26, la temperatura è mite. Ad accompagnarmi le due persone più care: il fratello Giovanni, compagno di tutte le sei salite realizzate, e la fidanzata Beatrice, sostenitrice di tutte le mie e nostre attività.

Partenza da Venezia
Partenza da Venezia

Lungo i primi chilometri supero il ponte della Libertà e Mestre. A quest’ora sono presenti poche persone, alcune stanno terminando la serata, altre iniziano il lavoro. Pedalo ed osservo prima la laguna, poi la città, infine prendo la strada che mi accompagnerà a Treviso. Supero la città finché un rumore veloce mi fa fermare; sono costretto alla sostituzione del copertone posteriore e della camera d’aria. Riprendo la strada, supero Montebelluna ed entro nella valle del Piave con un forte vento contrario.
Imbocco la valle del Cordevole al sorgere del sole. Non sono brillantissimo, ma gli allenamenti compiuti mi sostengono con una buona base maturata, insieme agli energetici panino alla marmellata, datteri e fichi secchi. Lasciate le nuvole basse, davanti è una meraviglia, il cielo limpido e azzurro. Supero Agordo, Alleghe col suo bellissimo lago, Rocca Pietore.

Salita a Rocca Pietore
Salita a Rocca Pietore

Passo vicino ai famosi Serrai di Sottoguda, gola scavata dal torrente Pettorina, dove l’acqua ha formato splendide cascate e grotte.

Nei pressi dei Serrai di Sottoguda
Nei pressi dei Serrai di Sottoguda

La salita verso malga Ciapela regala colori indimenticabili, che fanno trovare nuove forze.

Bosco variopinto verso malga Ciapela
Bosco variopinto verso malga Ciapela

Dopo tanta strada percorsa, l’ultimo tratto è il più impegnativo, da malga Ciapela a passo Fedaia sono circa 6 chilometri con una pendenza media oltre il 10% e punte oltre il 15%. Barcollo ma non mollo! Ormai il passo è raggiunto!

Passo Fedaia
Passo Fedaia

Subito dopo costeggio lo splendido lago di Fedaia.

Lago di Fedaia
Lago di Fedaia

Lascio la bici, mi cambio, mangio. Per quanto faccia in fretta, il tempo in queste fasi passa sempre veloce! Da qui salgo con Giovanni e Beatrice fino al rifugio Pian dei Fiacconi, passando per la forcella Col del Bous.

Forcella Col del Bous
Forcella Col del Bous

Con Giovanni proseguo verso il ghiacciaio. Metto i ramponi, imbrago, ci leghiamo con la corda. Nello sfondo si staglia meraviglioso il massiccio del Sella.

Attrezzatura alpinistica
Attrezzatura alpinistica

Le due recenti nevicate si rivelano a sorpresa un aiuto; la neve compattata e la nuova traccia permettono di avanzare velocemente. La meta è ormai vicina, si trova il tempo per fermarsi ed immortalare un incontenibile sorriso.

Il ghiacciaio della Marmolada
Il ghiacciaio della Marmolada

Tolti i ramponi, saliamo la breve ferrata per poi proseguire sulla calotta ghiacciata sommitale.

Ultimo tratto innevato
Ultimo tratto innevato

In vetta a Punta Penia, 3343 metri, ore 16:26, 13 ore esatte dopo la partenza da Venezia. Si tratta del primo collegamento in bici ed a piedi per unire gli estremi della regione Veneto. Nessuno l’aveva mai ideato, finalmente ora il progetto “In vetta alle province del Veneto” ha raggiunto la sua realizzazione.
Spero di avervi accompagnati in alto e riempiti di emozioni. Contagiamoci sempre della voglia di fare che permette di Vivere!

In vetta alla regione Veneto
In vetta alla regione Veneto

Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato e sostenuto!

Grazie!
Grazie!

Cosa si prova in cima è racchiuso in emozioni difficili da esprimere, che mi commuovono a pensarci, ma in sguardi che una foto fissa, per sempre.

Sguardi pieni di emozione
Sguardi pieni di emozione

In vetta alle province del Veneto: provincia di Belluno, da Alano di Piave a Punta Penia

Mercoledì 26 settembre la sveglia suona alle 2. Dopo un’abbondante colazione, si parte per salire l’ultima provincia veneta, raggiunta all’interno del progetto “In vetta alle province del Veneto”. L’ascensione prevede la salita dal punto altimetricamente più basso a quello altimetricamente più alto della provincia di Belluno, la più impegnativa, e che regalerà una giornata memorabile. Il cielo è stellato e la temperatura di 8 gradi. La partenza inizia dal comune di Alano di Piave. Salgo sulla bici da corsa, sono le 4.20. La meta è punta Penia con i suoi 3343 metri, punto più elevato del massiccio della Marmolada, della provincia di Belluno e della regione Veneto.

Partenza da Alano di Piave
Partenza da Alano di Piave

La prima parte del tracciato segue il corso del fiume Piave, è notte ed il silenzio è rotto solo dal passaggio di qualche auto e dagli incitamenti di mio fratello Giovanni che fedelmente mi segue in macchina, rifornendomi di liquidi ed alimenti durante tutta la strada.

Ripenso alle scorse avventure, alla fortuna di poter inseguire sogni nei quali sono immerso nella natura, con il desiderio di spostarmi senza motore, come facevano centinaia e migliaia di anni fa gli abitanti di queste valli. Pedalo di buona lena, fa fresco e mi vesto un po’ di più.
Lasciato il vallone bellunese, l’itinerario prosegue verso Agordo. Le prime luci dell’alba sopraggiungono ad Alleghe, situato accanto al bellissimo lago incoronato dalla mitica parete ovest del Civetta.

La salita prosegue fino a malga Ciapela, da dove parte lo strappo più ripido che porterà a passo Fedaia. Nel tratto finale è uno spettacolo salire verso il cielo terso, alternando tratti sulla sella ad altri in piedi sui pedali.

Salita verso passo Fedaia
Salita verso passo Fedaia

Arrivato al lago di Fedaia, appare in tutta la sua bellezza la Marmolada.

Lago di Fedaia e gruppo della Marmolada
Lago di Fedaia e gruppo della Marmolada

Lascio la bici dopo 5 ore e 40 minuti di pedalata. E’ l’ora di una buona merenda, mi cambio e si riparte a piedi dai 2090 metri del parcheggio.

La salita verso il rifugio Pian dei Fiacconi avviene su sentiero ben segnato e davanti inizia a vedersi la via di salita! Si vedono nitidamente Punta Rocca e Punta Penia.

Salita a monte del rifugio Pian dei Fiacconi
Salita a monte del rifugio Pian dei Fiacconi

Superato il rifugio, si lascia la traccia dirigendosi verso il ghiacciaio, che si presenta privo della neve invernale, con una viscida superficie di ghiaccio vivo.

Indossiamo ramponi, imbrago e corda, si prosegue lenti a causa del terreno impervio e dei crepacci da superare con cautela.

Terminato il ghiacciaio si cambia attrezzatura, preparandosi alla breve ferrata che porta alla cresta sommitale.

Inizio della via ferrata
Inizio della via ferrata

Terminata la ferrata, e indossata nuovamente l’attrezzatura da ghiacciaio, saliamo l’ultimo tratto, la meta è vicina e la bellezza di questi luoghi ha tenuto lontana la stanchezza, aumentando il sorriso.

Sono le 14:45 e dopo 105 chilometri, 10 ore e 25 minuti di attività e 3200 metri di dislivello positivo, sono sulla cima più elevata delle Dolomiti, intorno è un paradiso di vette, di colori, una pace ed un silenzio infiniti.

Arrivo su punta Penia
Arrivo su punta Penia

Lì accanto il piccolo rifugio, un insieme di massi, la croce di vetta. Sembra un luogo extraterrestre.

Paesaggio lunare su punta Penia
Paesaggio lunare su punta Penia

Ringrazio tutti coloro che mi stanno sostenendo nella realizzazione di questo progetto: Piovanello srl, Colbachini spaSu e giù Sport, Aerelli Bike, il comune di Montegrotto Terme e la Medicina dello Sport di Padova.

E ringrazio soprattutto mio fratello con cui c’è un’intesa che auguro di sperimentare a tutti!

Sulla vetta con Giovanni. Dietro il Sella, Sassolungo e Sassopiatto.
Sulla vetta con Giovanni. Dietro il Sella, Sassolungo e Sassopiatto.

Dammastock

Per l’estate del 2018 la vetta alpina scelta è il Dammastock, la più alta delle Alpi Urane. L’anno prima l’avevamo ammirata dalla sommità del Finsteraarhorn, ed era rimasta fra le mete più allettanti.

Con l’amico alpinista Andrea di Bologna partiamo il 27 agosto alla volta del passo della Furka, da dove nel pomeriggio saliamo il Klein Furkahorn, punto panoramico situato a 3026 metri di quota, facilmente raggiungibile e di utile studio della prima parte del grande ghiacciaio che avremmo affrontato la mattina seguente ancora al buio.

Ghiacciaio del Rodano dal Kleine Furkahorn
Ghiacciaio del Rodano dal Klein Furkahorn

Ci spostiamo poi nei pressi dello storico hotel Belvedere, ed andiamo ad osservare da vicino il ghiacciaio con le sue grotte turistiche ed il punto dove attaccarlo il giorno seguente.

Fronte del ghiacciaio con alcuni iceberg
Fronte del ghiacciaio con alcuni iceberg

Dopo la classica notte in macchina ed un’abbondante colazione, ci mettiamo in movimento alle 4.30, raggiungendo in breve il ghiacciaio che scende ancora fino a 2300 metri circa. L’enorme ghiacciaio del Rodano origina dai pressi della cima e si sviluppa per circa 10 chilometri di lunghezza, generando l’omonimo fiume che dopo aver attraversato la Svizzera e la Francia, dona le sue acque al mar Mediterraneo.

Camminiamo su pendenza modesta e ghiaccio vivo, zig zagando fra una fitta rete di crepacci. Il sole sale, il cielo è limpido ed il vento assente.

La vetta del Dammastock
La vetta del Dammastock

La vallata è circondata da cime in entrambi i lati, e solo verso il suo termine capiamo più chiaramente qual è la nostra sommità. Dai 3000 metri il ghiacciaio diventa bianco per la presenza della neve dell’inverno, saliamo di buona lena scattando qualche foto. Poco prima della cima togliamo i ramponi per salire la cresta rocciosa, abbastanza semplice anche se un po’ sdrucciolevole.

La croce di vetta sigla l’arrivo, il panorama è mozzafiato! Una distesa ghiacciata a perdita d’occhio! Ed in fondo le Alpi Bernesi, si vedono anche le cime della valle di Zermatt. Non una bava d’aria, sole pieno, mi tolgo una maglia e siamo a 3630 metri di quota!

Amici di montagna
Amici di montagna
La vallata ghiacciata
La vallata ghiacciata

Resto ancora un po’ sulla cima, qui occhi e cuore si riempiono, il tempo vola. Sono grato dell’opportunità di essere qui, con tanta voglia di vivere con pienezza ogni momento!

La croce di vetta
La croce di vetta

Scendiamo la cresta e ci fermiamo ancora ad ammirare lo spessore del ghiacciaio sospeso sopra le pareti verticali.

Ghiaccio strapiombante sulle pareti verticali
Ghiacciaio strapiombante sulle pareti verticali

Dopo aver superato un largo crepaccio, riprendiamo a scendere con calma l’enorme vallata.

In discesa
In discesa

Più a valle passiamo accanto a castelli di ghiaccio, crepacci e voragini.

Castelli di ghiaccio, crepacci e voragini
Castelli di ghiaccio, crepacci e voragini

Rientriamo all’auto dopo 25 chilometri quasi interamente percorsi su ghiacciaio. Dopo aver incontrato 4 persone in tutta la giornata, ci ritroviamo in un fiume di persone, siamo certi di essere ritornati a valle!

L'hotel Belvedere
L’hotel Belvedere

Sono felice per essere stato in questi luoghi meravigliosi e l’amicizia. E grazie a questo si ritorna al caldo della pianura con più energie di prima!